18 luglio 2011

News sparse di luglio

All'ultima occasione possibile, la seconda parte de I doni della morte, Harry Potter centra il record al box-office degli Stati Uniti, ottenendo la cifra primato di 169,2 milioni di dollari in quanto a opening weekend surclassando così The Dark Knight, che era riuscito a incassare poco più di 158 milioni. Ma non solo. Il maghetto, al commiato ufficiale (?) dal grande pubblico, raggiunge anche un fantasmagorico risultato nel resto del mondo: 312,3 milioni (record), per un mostruoso totale generale di 481,5 milioni di dollari in 3 giorni (o 5, ad esempio in Italia dove è uscito mercoledì scorso), record anche in questo caso, ovviamente.

Continuiamo con una piccola anticipazione sull'attesissimo sequel di Avatar, in uscita nel 2014 (nel 2015 uscirà il terzo): James Cameron ridurrà in modo inedito e considerevole l’impatto ambientale legato alla realizzazione della pellicola. Avatar 2 potrebbe invero essere il primo film a grande budget girato grazie all’energia solare. La location sarà infatti quella dell’MBS Media Campus, studio di produzione all’avanguardia di Manhattan Beach, in California. Oltre ad utilizzare un’area di oltre centomila metri quadrati nella quale verranno installati pannelli solari, lo studio effettua un programma di conservazione dell’acqua, utilizza prodotti ecologici per pitturare e pulire e programmi per promuovere il trasporto sostenibile dei propri dipendenti (fonte: LifeGate). Che dire? Più in linea con i principi di Pandora non si può...

Chiudiamo infine con una chicca per gli amanti dello strepitoso Jonny Groove, al secolo Giovanni Vernia: lo sciroccato, ignorantissimo e simpaticissimo "zarro" della discoteca Hollywood di Milano, esploso poco meno di tre anni fa sullo stage di "Zelig" e immediatamente entrato nell'immaginario collettivo grazie ad alcuni esilaranti tormentoni, sarà protagonista di un film dall'emblematico titolo "Ti stimo fratello". L'uscita è prevista per fine anno.

12 luglio 2011

Oscar 2012: Meryl vs. Glenn?

Meryl Streep nel ruolo di Margaret Thatcher in The Iron Lady di Phyllida Lloyd.
Glenn Close nei panni di un uomo nella pellicola Albert Nobbs di Rodrigo Garcia.
La più grande attrice vivente (16 nomination e due Oscar) contro l'icona cinematografica degli anni ottanta (5 nomination, tra cui quelle per Le relazioni pericolose, Attrazione fatale e Il grande freddo).
Una conferma assoluta a far da contraltare a un graditissimo ritorno.
A più di sei mesi dall'uscita delle prossime nomination all'Oscar, sembrerebbe già profilarsi un fantastico duello tra due delle più grandi interpreti del nostro tempo.
Fermo restando che i due suddetti film non saranno assolutamente da perdere e in attesa del trailer di Albert Nobbs, gustiamoci il primo teaser di The Iron Lady, in cui le doti di sua maestà Meryl emergono già in modo disarmante.


07 luglio 2011

Estate USA: boom, flop e sorprese

Con l'esordio nelle sale nordamericane del prequel della saga degli "X-Men" (3 giugno) è ufficialmente partita la Movie Summer Season 2011, che presenterà nei prossimi mesi tutte (o quasi) le più attese uscite autunnali del vecchio continente (anche se sempre con maggiore frequenza i blockbuster tendono ad uscire in quasi contemporanea).
Dopo un mese circa, con il long weekend del 4 luglio, si è realmente entrati nel vivo della "competition" del botteghino: è pertanto tempo di un primo bilancio.

BOOM & SORPRESE - Assolutamente straordinario il risultato del secondo capitolo de "Un weekend da leoni", che raccoglie 250 milioni di dollari in sei settimane (ottima la scelta di anticipare lievemente la release della pellicola rispetto a tutti i grandi nomi della stagione), e roboante il risultato ottenuto dal terzo episodio dei "Transformers" (180 milioni in quattro giorni), che si avvia a conquistare lo scettro di re dell'estate. Ragguardevole anche la cifra raggiunta da "Super 8" di J.J. Abrams (110 milioni in quattro settimane a fronte di 50 milioni di budget).

FLOP - Sotto le aspettative l'esordio di "Cars 2", frenato per la prima volta dalla critica ampiamente negativa (!!!), che incassa "solo" 122 milioni nelle prime due settimane ma con una flessione del 52% tra l'opening weekend e il secondo; malissimo, poi, il supereroe "Green Lantern", costato più di 200 milioni e capace di racimolare la "miseria" di 103 milioni in 3 settimane; deludenti anche gli stessi "X-Men" (139 milioni in 5 settimane a fronte di 160 milioni di spesa) e, parzialmente, i "Pirati dei Caraibi" nella loro quarta trasposizione (234 milioni, ottimo incasso, ma a fronte di 250 milioni di budget!).

Insomma, non sembrerebbe essere un inizio d'estate memorabile, ma devono ancora uscire diversi titoli molto interessanti per il box-office (il capitolo conclusivo di Harry Potter, Capitan America, Cowboys & Aliens e il prequel de Il pianeta delle scimmie), quindi sospendiamo momentaneamente il giudizio e aspettiamo almeno fino a Ferragosto...

24 giugno 2011

In Memoriam: Peter Falk (1927-2011)


Addio, indimenticabile tenente Colombo.

Nuove regole anche per me!

Dopo averci pensato per diverso tempo, e dietro consiglio del mio amico Massimo (qui l'indirizzo del suo blog), ho deciso di sintetizzare il mio giudizio cinematografico sulle pellicole che recensisco con il celeberrimo metodo delle stellette.
D'ora in poi, ma anche retroattivamente (a partire dal 1° ottobre 2010), tutti quelli che vorranno immediatamente sapere come la penso su un determinato film, potranno scorrere la recensione fino a trovare la classica fila di stellette secondo il seguente metro di giudizio (personale e insindacabile!):

0 stellette - indecente
1 stelletta - lasciate perdere
2 stellette - si può vedere o perdere, a voi la scelta
3 stellette - da vedere
4 stellette - imperdibile
5 stellette - capolavoro assoluto

Buona lettura!

16 giugno 2011

Nuove regole per gli Oscar

Un paio di giorni fa sono state annunciate dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences alcune novità relative al numero di pellicole considerate e nominate in tre categorie, tra cui la più importante, quella di Miglior Film.

Da Film.it: "L'Academy ha modificato le regole per la selezione dei candidati alla categoria “Miglior Film”, con il risultato che, d'ora in poi, il numero di nomination potrebbe variare da cinque a dieci a seconda degli anni. Il numero sarà annunciato solo a gennaio, quando verranno svelate tutte le nomination. Una nomination per il Miglior Film dovrebbe essere indice di un merito straordinario – spiega il direttore esecutivo dell'Academy Bruce Davis – Se in un anno ci fossero solo otto film che meritano davvero l'onore, non dovremmo sentirci obbligati ad arrotondare il numero”. Sono state anche modificate alcune regole per l'ammissione alla categoria “Miglior Film d'Animazione”: ora, se in un anno uscissero da otto a dodici lungometraggi animati, i candidati potrebbero essere due o tre. Se invece ne uscissero fra tredici e quindici, le nomination potrebbero arrivare a quattro, e addirittura a cinque se i film fossero più di sedici. Infine, nella categoria degli “Effetti Speciali”, i candidati alla nomination saranno aumentati da sette a dieci. Il cambiamento è dovuto all'aumento delle nomination, da tre a cinque."

Ringraziando il mio amico Massimo e il suo post, che mi ha permesso di venire a conoscenza dell'annuncio di questo cambiamento che mi ero sinceramente perso, posso dire che in linea generale la decisione è opinabile (soprattutto quella del film d'animazione), ma il fatto che d'ora in poi non si saprà mai quanti film abbiano raggiunto il quorum (5% di primi posti nelle classifiche dei giurati) potrebbe aggiungere un minimo di verve a questa cerimonia alla disperata ricerca di nuovi stimoli...

09 giugno 2011

La versione di Barney (Barney's Version)

In occasione dell'uscita della sua autobiografia, che dovrebbe rivelare ciò che realmente successe all'amico Boogie (Scott Speedman), Barney Panofsky (Paul Giamatti) compie un viaggio a ritroso nel tempo ripensando ai tre matrimoni vissuti, all'onnipresente condizionamento etilico e a quel fatidico giorno in cui Boogie "scomparve".
Dal famosissimo romanzo di Mordecai Richler (che peraltro non ho letto), l'attesa trasposizione per il grande schermo, diretta dal regista televisivo Richard J. Lewis e interpretata da un cast di primissimo ordine, aveva l'arduo compito di rendere la sottile e perfida ironia di un elaborato testo di oltre cinquecento pagine: a parer mio, impresa riuscita a metà, e principalmente grazie allo strepitoso cast. La sceneggiatura di Michael Konyves, infatti, scinde il film in due parti diametralmente opposte, con l'episodio di Boogie a far da spartiacque: il primo tempo decisamente frivolo e abbastanza divertente, in cui vengono scelti efficaci perni comici (Minnie Driver, brava, e Dustin Hoffman, meravigliosamente esilarante) ad alzare il tono di quella che sembra decisamente essere una commedia; la seconda tranche meditativa, malinconica e fortemente seriosa, in cui esplode il personaggio della terza moglie, l'amatissima Miriam (una strepitosa Rosamund Pike) e il nostro protagonista si avvia verso il crepuscolo della sua esistenza.
Questa marcata dualità del film è, a mio avviso, abbastanza spiazzante anche per lo spettatore più avvezzo ai cambi di direzione emotiva di una pellicola, e non giova all'equilibrio di un prodotto che alla fine, purtroppo, nonostante qualche riuscitissima battuta, viene ricordato molto di più per la prestazione degli attori, peraltro superlativi. A questo proposito, viene davvero da gridare allo scandalo per la mancata candidatura all'Oscar di Paul Giamatti, attore troppo spesso dimenticato perchè non particolarmente prestante, ma dotato di qualità recitative sopraffine.
In buona sostanza, un gran bell'adattamento dalla carta stampata, molto al di sopra della media d'essai degli ultimi cinque o sei anni.
Da vedere.

08 giugno 2011

Hereafter

Tre storie. Comune denominatore: il rapporto con la morte.
Una reporter francese che la sperimenta per alcuni istanti durante lo tsunami thailandese.
Un sensitivo americano che cerca di far capire che il suo dono è in realtà una condanna.
Un ragazzino inglese che perde il gemello in un incidente stradale e non si rassegna.
Tre storie. Comune denominatore: la mancanza d'amore.
Tre vite che inevitabilmente finiranno per incrociarsi.
L'incommensurabile Clint Eastwood, dopo una serie quasi imbarazzante di titoli che senza esagerazioni meriterebbero l'epiteto di "masterpiece", sente forse più vicina una certa figura munita di falce e martello e, piuttosto a sorpresa, decide di cimentarsi con il soprannaturale. Il risultato? Un film dichiaratamente sperimentale, onesto, commovente, intelligente, forse non troppo audace ma sicuramente interessante. Lontano dai fasti dei sopracitati capolavori, ma infinitamente meglio realizzato della stragrande maggioranza dei (presunti) film d'autore contemporanei.
Piuttosto scostante negli episodi (molto ben realizzato quello francese, struggente quello inglese, un po' noiosetto quello americano), Hereafter ha il suo punto di forza nella pastosa fotografia di Tom Stern e nel cast, davvero notevolissimo: Cécile de France, attrice belga, ha un'intensità fuori dell'ordinario; Matt Damon, imbolsito e compassato, risulta più che credibile nel ruolo del sensitivo; i gemelli George e Frankie McLaren, dal dolente sguardo che smuove anche i sassi, sono, senza mezzi termini, strepitosi.
Qualche parola sulla sceneggiatura dell'osannatissimo Peter Morgan? Una gran prima stesura, ma a dirla tutta il fatto che si sia realmente trattato di una prima scrittura si percepisce tutto...
Ultima nota di merito agli strepitosi effetti speciali dello tsunami, che nulla, ma proprio nulla, hanno da invidiare a quelli dei fantakolossal hollywoodiani che proprio su di essi basano le loro alterne fortune al botteghino.
Ultima nota di demerito ai critici statunitensi che hanno bocciato senza appello un film dal sapore sicuramente molto più europeo, ma che i suddetti esperti a stelle e strisce non hanno assolutamente mostrato di voler capire.
Clint è comunque sempre Clint: non dimentichiamocelo.

Il truffacuori (L'arnacoeur)

Alex Lippi (Romain Duris) è un uomo che di professione manda all'aria relazioni di donne innamorate dell'uomo sbagliato. Insieme alla sorella Melanie (Julie Ferrier) e al marito Marc (François Damiens) viene pagato da clienti che vogliono porre fine a queste passioni problematiche. Ogni ingaggio riesce con successo fino a quando la troupe di Alex viene incaricata per una missione che si fa sempre più complicata: affiancare e conquistare l'introversa Juliette (Vanessa Paradis) in soli dieci giorni e mandare all'aria il suo imminente matrimonio. Ma la ragazza stavolta non lascia trasparire nessuna debolezza… (Sinossi da MyMovies.it)
Interpretato dal Luca Argentero francese per fascino e simpatia, Il truffacuori è una commedia appena gradevole, molto sporadicamente divertente, sufficientemente interpretata, ma con un finale di quarta o quinta mano che lascia francamente a bocca aperta dallo sconforto. Non è ammissibile, a mio avviso, che da un incipit tutto sommato intrigante (ma troppo frettoloso) si passi, nel volgere di una ventina di minuti, alla più prevedibile, irritante e melensa love story immaginabile. E' però ancora più fastidioso che la rivista cinematografica per eccellenza di casa nostra, l'autorevole Ciak edito da Mondadori, affibbi a questa sciocchezzuola l'abnormità di quattro stelle su cinque: va bene il direzionamento critico "suggerito" dagli sponsor, ma così siamo veramente al servilismo più smaccato.
Cos'altro aggiungere? Che Duris è comunque simpatico e che la Paradis algida risulta piuttosto credibile: peccato che, come già detto, il secondo tempo ci faccia quasi rimpiangere i cinepanettoni di casa nostra.
Calma, calma, ho detto quasi...

07 giugno 2011

Kick-Ass

Dave Lizewski (Aaron Johnson) è un adolescente come tanti, magari un po' sfigato ma tutto sommato nella norma. Con un'idea fissa, però: perchè, con tutti i fumetti dedicati ai supereroi, nessuno ha mai avuto la concreta idea di diventarlo? A quel punto il buon Dave acquista una muta da sub sul web e decide di ergersi a paladino degli oppressi con lo pseudonimo di Kick-Ass, diventando una sorta di eroe grazie a un filmato pubblicato su YouTube. Tra mafiosi, uomini mascherati in cerca di vendetta, ragazzine terribili e l'immancabile nemesi, Dave alias Kick-Ass entrerà in un turbinio di avvenimenti decisamente molto più grandi della sua idea...
Dal comic book di Mark Millar, dalla penna di Jane Goldman (adoro la sua chioma...) e dall'inventiva di Matthew Vaughn, uno scardinatissimo pulp d'azione semiseria che finalmente convince, partendo un po' lentamente ma riabilitandosi nella seconda parte, letteralmente strepitosa. Un po' Tarantino e un po' Scott Pilgrim, a metà tra lo spoof e lo splatter, Kick-Ass centra l'obiettivo del puro entertainment grazie all'intuizione, da parte di Vaughn, di non stravolgere il fumetto di Millar soprattutto nell'evolversi del personaggio di Dave, a cui viene concesso, a differenza della carta stampata, di fidanzarsi con l'amata Katie (Lyndsy Fonseca, già vista in Desperate Housewives).
Criticatissimo per il linguaggio e la violenza, la pellicola ha invece in questi due aspetti i suoi punti di forza, esplicitati dalla più che letale Hit-Girl (una strepitosa Chloe Moretz) e da un Nicolas Cage a cui l'espressione catatonica una volta tanto giova.
Bellissima anche la sciroccata soundtrack, che spazia dai Prodigy a Ennio Morricone e assolutamente originale l'approccio agli effetti visivi: quasi volutamente caserecci quelli "speciali", decisamente favolosi quelli incentrati su duelli e combattimenti.
Un prodotto da non perdere, che fortunatamente, dopo un anno di peripezie distributive, è approdato nelle nostre sale con un doppiaggio lievissimamente edulcorato ma che nulla toglie all'arguta screenplay.

30 maggio 2011

Addio, Kenickie

Jeff Conaway, attore americano entrato nella memoria cinematografica collettiva grazie al ruolo di Kenickie in Grease, è morto venerdì scorso a Los Angeles, probabilmente a causa di un overdose. Aveva 60 anni.
Seppur abbia recitato in diversi film e in due serie televisive di grande notorietà (La signora in giallo e Taxi), Conaway resterà per sempre legato al divertente sbruffoncello innamorato di Rizzo (Stockard Channing) in uno dei musical cinematografici più famosi della storia della settima arte.
Addio, Jeff. Questo è per te.

16 maggio 2011

Eurovision Song Contest 2011 - Vince l'Azerbaijan, con l'Italia incredibile seconda!!!

Inaudito. Inconcepibile. Pazzesco.
La vittoria dell'Azerbaijan? Assolutamente no!
Cosa, allora? Ma ovviamente il secondo posto di Raphael Gualazzi, a 32 punti dalla canzone vincitrice e davanti a tutti gli altri!!!
Quello che è successo sabato sera a Düsseldorf non ha davvero alcun senso: il nostro rappresentante urbinate, fine chansonnier dai marcati richiami jazz, si è piazzato dietro a una pop ballad facile facile (ma carina), e davanti a una sbracata pop facile facile (e piuttosto fastidiosa), un altro motivetto facile facile (e orrido), un'altra canzoncina pop-rock facile facile (ma accettabile) e uno splendido brano simil-tzigano cantato dal bravissimo Dino Merlin, esponente tra i più autorevoli della musica balcanica. Insomma, cosa ci facessero Gualazzi e Merlin in mezzo alla quintessenza dello strasentito è un mistero...
Tant'è. Questo comunque non è altro che l'Eurovision Song Contest: la fiera dell'ultrakitsch, del voto geopolitico, dei condizionamenti delle diaspore, dei balletti improponibili, delle mise da carcere immediato, ma anche del divertimento a tutti i costi, della fratellanza UE e, ogni tanto, di qualche bella canzone che riesce a farsi largo in una miriade di proposte a dir poco opinabili.

In ogni caso, in Germania hanno trionfato Ell & Nikki per l'Azerbaigian, con 221 punti, e non si può dire che sia stata una sorpresa, dato che la canzone era già data sul podio; detto di Gualazzi, splendido e totalmente inatteso secondo, la "medaglia di bronzo" è andata alla Svezia e a Eric Saade, che avrebbe realmente voluto diventare "Popular" come il titolo del suo brano.
Le favoritissime Francia, Irlanda e Regno Unito hanno "steccato" in tre modi differenti: il transalpino Amaury Vassili è partito male per poi riprendersi ma in modo eccessivamente urlato; i famosissimi Blue, che avrebbero dovuto riportare in alto il regno d'Albione, hanno sciorinato la performance più inascoltabile della serata, distruggendo ogni singola nota; gli insopportabili gemelli irlandesi Jedward avranno sicuramente conquistato le platee under 16, ma con i loro continui e teatralissimi schiamazzi hanno levato a noia tutti gli altri.
Vere ed autentiche sorprese, Italia esclusa, non ce ne sono state, a parte l'inspiegabile debacle dell'Estonia nel televoto e il crollo dell'Ungheria (favoritissima nelle preview del concorso) a partire dalla semifinale di martedì, a causa di una deficienza vocale cronica da parte della singer Kati Wolf.

Appuntamento a Baku tra un anno, quindi. Tra diritti umani non rispettati, magnati del petrolio che rendono possibile (quasi) tutto, accuse di Asiavision e non Eurovision, l'Azerbaijan si prepara ad ospitare questo rutilante carosello per la prima volta: l'Italia, rinvigorita da questo eclatante risultato, continuerà a confermare la propria presenza? Io ci spero. Perchè in un modo o nell'altro di quest'Europa facciamo parte anche noi.

Di seguito il podio dell'edizione 2011.







Infine, live dalla seconda semifinale (e dalla televisione rumena), la splendida esibizione dei moldavi Zdob şi Zdub, che nella serata tra amici di sabato ci hanno letteralmente conquistati.

14 maggio 2011

Eurovision Song Contest 2011 - Chi vincerà?

Mancano poche ore al gran finale dell'Eurovision Song Contest 2011 di Düsseldorf e anch'io, come quasi tutto il vecchio continente, vorrei contribuire alla messe di pronostici che stanno facendo letteralmente impazzire la rete.
I betting sites europei sembra che abbiano già indirizzato le loro bets restringendole a cinque nazioni: Francia (data a 2,5), Irlanda (data a 5), Azerbaijan (dato a 8), Regno Unito (dato a 13) ed Estonia (data a 18). L'Italia? Meglio non saperlo, dato che se le previsioni verranno confermate dovrebbe piazzarsi tra le ultime cinque nazioni, essendo data addirittura a 120...

La mia prediction non si discosta molto da quella dei principali siti europei di scommesse, ma cambia decisamente l'ordine di preferenza: di seguito come penso che finirà (e relativa breve spiegazione).
1) Regno Unito (i Blue sono conosciuti in tutto il mondo, sono estremamente attraenti, hanno voci decenti e sciorinano un pop accettabile);
2) Irlanda (i Jedward piacciono, anche per il loro atteggiamento esageratamente fuori dagli schemi, ma non dovrebbero farcela a vincere);
3) Azerbaijan (Ell & Nikki, che presentano una canzone molto melodica ed accattivante, potrebbero essere votati in gran numero grazie alle varie diaspore);
4) Francia (Amaury Vassili sembrerebbe essere il logico favorito, ma non credo saprà conquistare la fascia d'età under 20, numerosissima in questo contest);
5) Estonia (l'originalissima Getter Jaani potrebbe stupirci salendo anche più in alto in classifica, ma il quinto posto si può già considerare un ottimo risultato).

Di seguito invece come vorrei che finisse.
1) Ungheria (martedì nella prima semifinale Kati Wolf ha cantato in modo ORRIDO, ma "What about my dreams?" rimane per me ineguagliabile);
2) Azerbaijan (non c'è nulla da aggiungere, "Running Scared" mi piace davvero);
3) Estonia (i quattro cambi di ritmo di "Rockefeller Street", tutti perfettamente a tono, meritano un riconoscimento);
4) Bosnia-Herzegovina (Dino Merlin è un grande!);
5) Svizzera (Anna Rossinelli ha la voce più bella e più particolare dell'intero concorso).

E ora andiamo a sentire due delle possibili vincitrici dell'intero concorso: appuntamento ai prossimi giorni con il nome del vincitore e tutti i commenti!



13 maggio 2011

Eurovision Song Contest 2011 - Le mie escluse di lusso

Prima della finale di domani, mi sembra doveroso pubblicare di seguito i video delle canzoni che, sempre e comunque a mio avviso, meritavano assolutamente di entrare a far parte delle venticinque elette.
Buon ascolto.





Eurovision Song Contest 2011 - Day 2

Come preannunciato nel blog precedente, si è svolta ieri la seconda sfida di semifinale dell'Eurovision Song Contest 2011, in corso di svolgimento a Düsseldorf.
A passare in finale sono stati i rappresentanti di Bosnia-Herzegovina, Austria, Ucraina, Moldavia, Svezia, Slovenia, Romania, Estonia, Danimarca e Irlanda.
Due brevi considerazioni: livello nettamente più scarso rispetto alla prima semifinale e promozioni scandalose (Slovenia in testa) a scapito di nazioni ben più meritevoli (il Belgio, ad esempio), artisticamente parlando. Ma siamo all'Eurofestival, dove diaspore e pullman in sospette trasferte condizionano pesantemente il televoto...
In ogni caso, anche per la serata di ieri, ecco di seguito le canzoni più intriganti, tutte qualificate per la finale, sempre e ovviamente a mio (insindacabile!) giudizio.





12 maggio 2011

Eurovision Song Contest 2011 - Day 1

Lo so, non c'entra nulla con la settima arte.
E' vero, è l'evento musicale più kitsch del globo terracqueo.
Sicuro, il livello delle canzoni in gara è incommentabile.
Però l'Eurovision Song Contest (o Eurofestival della canzone, per gli italiani), giunto alla cinquantaseiesima edizione (nel 1956 la prima), è la trasmissione televisiva annualmente più seguita al mondo. Più degli Oscar. Più del Superbowl. Più di ogni altra manifestazione o evento di qualsivoglia natura.
L'Italia, dopo tredici colpevoli anni di assenza, ha finalmente deciso di liberarsi della sua annosa snobbery e di rientrare (con Raphael Gualazzi, vincitore di Sanremo Giovani) in questa gigantesca kermesse non solo musicale. E per dare lustro alla rentrée, la serata finale verrà trasmessa sabato 14 maggio live su RaiDue e commentata nientepopodimeno che dalla Raffaellona nazionale.
Un impegno non indifferente da parte della televisione pubblica, direi. Che una volta tanto merita un plauso. Perchè? Perchè riportare l'Eurofestival sul piccolo schermo di casa nostra equivale a far rientrare l'Italia musicale nell'Europa ormai composta da tanti nuovi stati che non hanno alcuna idea di quale sia il concetto di musica che si respira al di qua delle Alpi, e soprattutto significa ritornare a far parte dell'unico avvenimento che riunisce tutte, ma proprio tutte, le nazioni del vecchio continente in un'autentica celebrazione di fratellanza che va ben al di là di canzoni, balli e strofe.
Viva l'Eurofestival, quindi, anzi l'Eurovision Song Contest!

Per quanto riguarda l'edizione corrente, in corso di svolgimento nella teutonica Düsseldorf, come ho già detto l'Italia, essendo parte delle Big Five (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna), prenderà direttamente parte alla finale di sabato prossimo. Le altre trentotto nazioni si stanno dando battaglia nelle due semifinali, che promuovono dieci nazioni ciascuna: dalla prima sfida sono emersi i nomi di Serbia, Lituania, Grecia, Azerbaijan, Georgia, Svizzera, Ungheria, Finlandia, Russia e Islanda; il secondo challenge avrà luogo stasera.
Di seguito le canzoni che ho gradito di più (dalla serata dell'altro ieri) e che fortunatamente avrò il piacere di riascoltare nella finalissima.
Buon ascolto e buona visione!








10 maggio 2011

Iron Man 2

Tony Stark (Robert Downey Jr.), alias Iron Man, dopo il "coming out" effettuato nella conferenza stampa che chiudeva il primo (gradevole) episodio, sceglie di bighellonare tra un party e l'altro anzichè mettere l'arma da lui creata a disposizione dell'esercito statunitense. Inoltre, il palladio presente all'interno del nucleo che lo mantiene in vita, lo sta contemporaneamente uccidendo. Infine, un cattivone russo (Mickey Rourke), in realtà figlio di uno scienziato che il padre di Stark aveva fatto deportare, decide di vendicarsi...
Se poi vogliamo aggiungere l'introduzione di un ulteriore personaggio, Natalie Rushman alias Natasha Romanoff alias Vedova Nera (Scarlett Johansson), il potpourri è completo: esagerato, rutilante, confuso, infantile e smaccatamente banale, cioè gli ingredienti doc per un sequel che si rispetti.
In questo disarmante quadretto, peraltro tecnicamente sontuoso, stride vedere la splendida e talentuosissima Gwyneth Paltrow (assolutamente in parte, comunque) che si arrabatta per "scendere" al livello recitativo dei protagonisti, tutti ampiamente sopra le righe.
Il classico seguito che uccide i presupposti della prima riuscita pellicola e trasforma una buona occasione di onesto entertainment nell'ennesima accozzaglia di battute pseudo-ironiche ed effettacci stra-stra-stravisti.
Deludentissimo: da evitare.

08 maggio 2011

David di Donatello 2011: i vincitori

Venerdì 6 maggio, nell'indifferenza generale (sempre più accentuata) e con una sintesi in seconda serata sulla rete generalista, sono stati assegnati i David di Donatello, presunti "Oscar" italiani che sembra non interessino quasi più a nessuno (neanche agli addetti ai lavori).
Per tutto ciò che concerne premi e commenti, mi affido all'articolo de La Stampa.it.
Alla fine a vincere durante questa serata dei David di Donatello 2010-2011 è stato come si poteva prevedere Mario Martone che con 'Noi Credevamo' si è portato a casa ben 7 statuette tra cui quella di miglior film e migliore sceneggiatura. Ma durante la serata che si è svolta stasera all’Auditorium di via della Conciliazione a Roma, condotta da Tullio Solenghi, anche commozione, appelli contro la guerra e la presenza in sala di un ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, che ha sancito i buoni rapporti attuali tra cinema e governo. A vincere anche, subito dopo Martone la commedia amara di Daniele Luchetti, 'La Nostra Vita', che ha ottenuto tra l’altro il miglior premio della miglior regia e quello andato ad Elio Germano come miglior attore già vincitore della Palma d’Oro a Cannes l’anno scorso. Ma si portano a casa dei David anche due esordienti come Rocco Papaleo che con 'Basilicata Coast to Coast' ottiene il premio come miglior regista esordiente oltre a quello che va al miglior musicista (Rita Marcotulli e Rocco Papaleo) e il premio andato alla canzone originale interpretata da Max Gazzè. Altro esordiente a vincere quattro David, tra cui quello giovani, Aureliano Amadei che con '20 Sigarette' ha raccontato la sua breve esperienza in una missione militare italiana in Iraq. 'Benvenuti al Sud' ottiene il premio miglior attrice non protagonista andato a Valentina Lodovini mentre il film 'La Passione' si porta a casa l’omologo al maschile andato a Giuseppe Battiston.
Infine la commedia 'Nessuno mi può giudicare' di Massimiliano Bruno conquista il David andato a Paola Cortellesi come miglior attrice protagonista. Più di una volta nella sala dell’Auditorium sono echeggiati appelli contro il nostro impegno militare in Libia. A cominciare è stato Elio Germano che ha letto un breve bigliettino in cui dopo aver esaltato il lavoro degli operai del mondo dello spettacolo «250 mila persone - ha detto - che non sono assistite ma producono ricchezza. Una ricchezza che dovrebbe confluire nella cultura e non in missioni di guerra. A parlare di guerra è stato poi il regista Aureliano Amadei che ha sottolineato come anche per lui c’è «più desiderio di cinema che di guerra». Contrario all’ impegno militare italiano anche lo stesso vincitore Martone che alla fine della serata, dopo aver dedicato il premio a Angelo Vassallo sindaco di Pollica (Sa) ucciso dalla Camorra ha ricordato che non crede alle guerre e che «dietro ogni guerra c’è sempre un altro motivo».

05 maggio 2011

Cars 2: il trailer

Poco dopo Ferragosto torneranno a rombare i motori delle amatissime macchine da corsa (e non) della Pixar, che cinque anni fa fecero sfracelli al botteghino, ma soprattutto diedero vita a una progenie di fans in trepida attesa (soprattutto oltreoceano) di questo sequel.
Francamente ritengo Cars il più debole dei film di casa Pixar, non attendo questo sequel con ansia e non faccio parte della schiera dei cosiddetti fanatici di Saetta McQueen e Cricchetto: in ogni caso, dato che la casa di produzione fondata da John Lasseter (che, udite udite, torna alla regia) è la bibbia dell'animazione in CGI, non posso far altro che presentarne il trailer (non entusiasmante, se devo essere sincero...).

29 aprile 2011

Harry Potter e i doni della morte: Parte I (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 1)

Fermo restando che chi non ricorda in modo più che soddisfacente il sesto libro/film del maghetto farà molta fatica a riallinearsi con trama e personaggi, è comunque necessario riportare a galla un importantissimo fatto/rivelazione del capitolo precedente: per poter annientare Voldemort, gli inseparabili Harry, Ron ed Hermione dovranno prima trovare e poi distruggere tutti e sette gli Horcrux in cui sono racchiusi i frammenti dell'anima dello stesso Voldemort.
Detto questo, troviamo una collocazione temporale ed esplicativa dell'incipit di questa settima fatica: due Horcrux sono già stati distrutti, il terzo è stato (forse) trovato ma non ancora distrutto; i tre amici protagonisti della lunghissima saga sono in fuga, ricercati sia dal Ministero della Magia (ormai corrotto) che dai seguaci di Voldemort. Ce la faranno a compiere la loro impresa prima che il cattivo tra i cattivi riesca ad uccidere Harry?
Tranquilli, la risposta è ovviamente posticipata alla seconda parte de "I doni della morte": questa prima tranche (che assomiglia molto di più a un primo tempo di una lunghissima pellicola) ha infatti il mero compito di rendere più comprensibile il cammino dello spettatore nell'arzigogolata e rischiosissima ricerca dei tre ragazzi che condurrà inevitabilmente al duello finale tra Harry e Voldemort (scorrettissimamente usato già nel trailer di questa pellicola).
Cosa dire del film? Poco o niente: la recitazione è sempre claudicante nei protagonisti ma efficace nei comprimari, i mirabolanti effetti visivi non sorprendono più neanche i meno avvezzi al CGI, la sceneggiatura è sempre e solo un'ossea riduzione del testo fine alla ricezione di una vasta audience e il cast tecnico è, ancora una volta, meccanicamente sontuoso (regia a parte, sciatta e impersonale).
Insomma, non resta altro che attendere con ansia (...) la Conclusione (con la "C" maiuscola!) di quest'eterna saga, prevista per luglio, con due certezze: con l'eccezione del terzo bellissimo film, diretto dal talentuoso Alfonso Cuarón, meglio rifugiarsi nella carta stampata; speriamo che questa estenuante serie di mediocri prodotti per il grande schermo sia davvero finita...


Buona visione dell'ultimo capitolo (di seguito il trailer)...

26 aprile 2011

The Box

Virginia, 1976. All'alba di un giorno come tanti, ai coniugi Norma e Arthur Lewis (Cameron Diaz e James Marsden) viene recapitato un pacco contenente una misteriosa scatola in legno dotata di un grosso pulsante rosso coperto da una cupola di vetro. Insieme alla scatola, un biglietto che preannuncia la visita di tal Mr. Steward (Frank Langella) nel tardo pomeriggio. Nel corso della giornata, sia Norma che Arthur ricevono (casualmente...) brutte news in ambito lavorativo, entrambe del tutto inattese.
Alla sera, un uomo con una terribile deformazione al viso si presenta alla loro porta con la chiave per aprire la cupola in vetro della scatola e un'offerta per i coniugi Lewis: se premeranno il pulsante riceveranno un milione di dollari in contanti; contemporaneamente, però, una persona a loro sconosciuta morirà in una qualsiasi parte del mondo. Norma e Arthur avranno solamente ventiquattr'ore per guardarsi dentro e decidere il da farsi...
Tratto dal racconto breve "Button, button" di Richard Matheson e diretto da Richard Kelly, l'autore del sopravvalutatissimo teen-cult Donnie Darko, The Box è un discreto film che può contare su una messa in scena sontuosa e un cast all'altezza, ma che difetta nella parte più importante, il dipanarsi della storia.
Dopo un'ottimo avvio, infatti, la pellicola si perde in opinabili e confuse scelte di montaggio, cadute di ritmo e soprattutto crescente disorientamento, sia nello spettatore che, a parer mio, nelle intenzioni del regista.
Peccato, perchè tecnicamente il prodotto è davvero notevole, l'idea è sicuramente provocatoriamente stimolante e il cast non si risparmia, a cominciare da una volitiva Cameron Diaz, finalmente non più la maniera di sè stessa.
Sicuramente varrebbe la pena darci un occhio, senza fretta. E soprattutto senza aspettarvi la presunta soluzione dell'enigma...

09 aprile 2011

Attica! Attica! Attica!

Oggi è mancato uno dei più grandi cineasti della Hollywood anni settanta: il regista Sidney Lumet.
Il modo migliore per omaggiarlo, a mio avviso, è mostrare la sequenza da antologia che vede protagonista Al Pacino in Quel pomeriggio di un giorno da cani, splendida pellicola diretta dal maestro americano nel 1975.
Addio, Sidney.


25 marzo 2011

Un doveroso omaggio alla (forse) ultima diva...

Un minuto e quarantuno secondi di una delle migliori Liz Taylor di tutti i tempi, premiata con il secondo Oscar nel 1967.
Da brivido.

15 marzo 2011

Quando l'Oscar tocca il fondo...

"And the Oscar goes to..." Quante volte ho sentito questa frase sperando fosse seguita da un determinato nome... Tante, troppe volte, invece, questo nome non corrispondeva al mio favorito: da quel momento invettive e improperi si abbattevano contro il reale significato di un premio che nel corso degli anni sembrerebbe davvero aver perso la "sacralità" di cui un tempo era rivestito.
Una delle questioni più dibattute con tutti i miei amici (i cinefili Fabio e Massimo in testa), infatti, è e sarà sempre la meritocrazia legata all'assegnazione della statuetta per eccellenza. Accese discussioni che la maggior parte delle volte finivano in una sorta di armistizio, ma che occasionalmente si trasformavano in furiosi alterchi, come se fossimo noi stessi ad aver perso il premio a vantaggio di una sciacquetta (a parer nostro, ovviamente) di attore o attrice.
Nei casi più eclatanti, poi, ci si infervorava addirittura per le colonne sonore, gli effetti speciali o la canzone, senza cedere di un millimetro...
Negli ultimi anni, stante la (presunta) maturità raggiunta in diversi ambiti, la razionalità sta prendendo il sopravvento, ma le frecciatine e il sarcasmo non mancano di certo.
Tutto questo lungo preambolo per dire che, approfittando del MIO spazio web, posso finalmente scrivere nero su bianco (anzi, bianco su nero...) quelli che sono stati i più incredibili, disgustosi, vergognosi, scandalosi, mefitici Oscar a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere. Prevalentemente si tratta di attori/attrici, senza però snobbare le altre categorie, che hanno anch'esse subìto, negli anni, autentiche perle di ingiustizia.
Iniziamo quindi, a ritroso, scegliendo le venti nefandezze più smaccatamente evidenti (NB: in questa personalissima classifica ho tenuto in considerazione le edizioni degli Academy Award a partire dal 1985, cioè da quando li seguo attivamente).

20) Juliette Binoche - 1997. Ok, ok, ne Il paziente inglese era forse l'unica cosa realmente degna del film, però quello era l'anno della mitica Lauren Bacall, sempre snobbata dall'Academy. Oltre al danno di una carriera senza Oscar, nel 1997 si aggiunse pure la beffa.

19) Chicago - 2003. Bel musical, bravissimi interpreti, canzoni trascinanti: un cocktail scintillante. Un unico problema: quell'anno era nominato The Hours, che vinse solo con Nicole Kidman. Troppo poco. E troppi i sei Oscar alla pellicola di Rob Marshall, che non a caso non vinse come Miglior Regista.

18) Tom Hanks - 1994. Applausi a profusione e standing ovation al buon Tom, interprete di un avvocato gay affetto da AIDS in Philadelphia. Uno degli Oscar più celebrati in assoluto: a parer mio, uno dei più ipocriti e fasulli, con l'aggravante di una scena (entrata scandalosamente nell'immaginario collettivo), quella del malato che canta sulle note della Callas, che scivola quasi subito nel ridicolo involontario e trasforma Hanks in una macchietta senza arte né parte.

17) A Beautiful Mind - 2002. In quello stesso anno concorrevano al titolo di miglior film La compagnia dell'anello (il primo capitolo de Il signore degli anelli) e Moulin Rouge!. Con tutta la buona volontà, neanche con i più arzigogolati voli pindarici il film di Ron Howard può essere considerato meritevole dell'Oscar rispetto a entrambe le pellicole sopracitate.

16) A spasso con Daisy - 1990. Con tutto il rispetto per la compianta, splendida Jessica Tandy, non ho mai capito tutto il clamore che questo film ha suscitato: a mio avviso, non è altro che una furbissima pellicola di dubbio valore artistico, peraltro interpretata da due grandissimi caratteristi. E poi quell'anno tra i candidati era presente un certo film dal titolo "L'attimo fuggente"...

15) Film in lingua straniera - 2002. Troppo geniale e troppo avanti per i giurati dell'Academy, l'indimenticato Amélie riuscì nell'incredibile impresa di NON vincere l'Oscar: fu premiato invece No Man's Land, discreto film di Denis Tanovic che parlava della guerra nell'ex-Jugoslavia. Dopo l'11 settembre 2001, il tema della fratellanza in ambito bellico fu troppo forte, a scapito della genialità cinematografica della pellicola francese.

14) The Hurt Locker - 2010. Bel film, diretto con piglio sicuro dalla prima regista donna a vincere la statuetta (Kathryn Bigelow), ma, a mio modesto parere, una pellicola come tante altre del genere. Un anno che personalmente ricorderò per l'ennesimo sgarbo a Quentin Tarantino (che aveva il film artisticamente più originale, Bastardi senza gloria) e per la tardiva crociata contro Avatar, film dalla sceneggiatura stramasticata ma tecnicamente rivoluzionario, visivamente unico e tuttora insuperato.

13) Canzoni originali e colonne sonore - 1990-2011. I protagonisti assoluti degli scempi musicali sono stati, nell'arco di circa vent'anni, i mitici composer Alan Menken e Randy Newman. Il primo è stato capace di vincere, nell'arco di sole sette edizioni (dal 1990 al 1996), la MOSTRUOSITA' di 8 STATUETTE sconfiggendo con le sue partiture e canzoncine alla melassa nomi del calibro di John Barry, John Williams, Jerry Goldsmith, James Horner, George Fenton e James Newton Howard, cioè, in poche parole, la STORIA della musica da film; poi, fortunatamente, ha deciso di dedicarsi quasi completamente al teatro. Il secondo di Oscar ne ha vinti solo due, ma con due canzoni di rara e incomparabile bruttezza, soprattutto l'oscenità di quest'anno. A questo punto non ci resta che sperare che il buon Newman raggiunga il signor Menken a Broadway...

12) Sandra Bullock - 2010. E' vero, lo ammetto, Sandra Bullock è carina, divertente, ironica, simpatica e con un viso adorabile: ma se anche la signora Bullock, secondo l'Academy, ha meritato di vincere l'Oscar, fino a che punto potremo estendere i limiti inferiori della recitazione in futuro? Suvvia, non venitemi a dire che Sandra in The Blind Side (filmetto senza pretese che scivola via come un sorso d'acqua di fonte) era meritoria di tal riconoscimento... Poi, scusate, vi siete accorti che nella cinquina delle attrici candidate c'era Meryl Streep (SEDICESIMA nomination), che in Julie & Julia sciorinava una prestazione di inaudita bravura? Vogliamo cercare di piantarla di premiare il fenomeno mediatico del momento a scapito dell'ARTE??? Vogliamo dare questo benedettissimo terzo Oscar alla più grande attrice degli ultimi trent'anni???

11) Nicolas Cage - 1997. Non ridete, per favore. Giuro e spergiuro che è tutto vero. Quel bietolone monoespressivo e dallo sguardo più catatonico del grande schermo è riuscito, grazie a non so quali sotterranei e più che proibiti giochi di potere, a vincere l'Oscar per un discreto film di Mike Figgis dal titolo "Via da Las Vegas", in cui il dromedario interpretava il ruolo di un cirrotico all'ultimo stadio. Non credo di dover aggiungere altro, ma vorrei solo rincarare la dose aggiungendo due candidati "a caso" della cinquina di quell'anno per il miglior attore: Sean Penn per Dead Man Walking e Anthony Hopkins per Nixon...

10) Colonna sonora - 1989. Dave Grusin è un compositore che personalmente adoro: tra le altre, ha composto una delle più struggenti e sempiterne partiture di tutti i tempi, "Sul lago dorato". Nel 1989, però, il signor Grusin si rese protagonista di uno degli scandali più grossi della storia degli Oscar a livello musicale, vincendo il premio con la sua più brutta e dozzinale composizione, Milagro. Perchè tanto scalpore? Leggete le altre quattro soundtrack candidate: John Williams per Turista per caso, Maurice Jarre per Gorilla nella nebbia, Hans Zimmer per Rain Man e soprattutto George Fenton per Le relazioni pericolose. Non aggiungo altro.

9) Hilary Swank - 2005. So già che le prossime parole che scriverò potranno risultare scioccanti per molte persone, ma, avendole ponderate per più di sei anni, ho raggiunto profonda convinzione in quello che sto per scrivere. Innanzitutto, a mio avviso, Million Dollar Baby di Clint Eastwood è un film sopravvalutato: avvincente, sanguigno, poderoso, ma non così profondo come (quasi) tutti hanno scritto, e soprattutto con una prestazione attoriale, quella della Swank, molto lontana dalla mia concezione di abilità recitativa. La Swank infatti, a differenza di Boys Don't Cry in cui era intensissima, in questa pellicola ha anteposto le emozioni fisiche a quelle interiori, risultando in diverse scene snaturata e parzialmente disorientata. Anche la sua espressività sembrava quasi cristallizzata, come se non riuscisse a trasmettere adeguatamente quello che provava il suo personaggio. In definitiva, se nel 2000 l'Oscar assegnatole poteva starci, quello di quest'edizione, a parer mio, è stato figlio dell'ennesimo upset generato dalla travolgente onda del film. Perchè davvero non esiste al mondo che la signora Hilary Swank, buona caratterista americana, abbia già vinto DUE Oscar, e Annette Bening, una delle più grandi interpreti del nostro tempo e candidata proprio nel 2005 per La diva Julia, nessuno. Non esiste, e basta.

8) Il paziente inglese - 1997. Dodici nomination e NOVE Oscar a una delle più insensate e apocalitticamente noiose bordate nei maroni (oops!) mai concepite nell'era del cinema moderno: nient'altro che un'accozzaglia di musi lunghi, paesaggi da cartolina, scene madri, pianti isterici e struggenti addii. Un mix letale che, visto una volta, non merita una seconda visione nemmeno se remunerati per farlo. Complimenti ai convincenti metodi persuasori del signor Weinstein e della sua Miramax, ma ancor di più ai giurati dell'Academy che si sono fatti abbindolare (o narcotizzare?) dal "fascino" soporifero di quest'insulto alla decenza cinematografica.

7) Colonna sonora - 1987. La penultima, quindi non la più grave, delle nefandezze compiute in ambito musicale avvenne ben ventiquattro anni fa. Internazionalmente acclamata come la più sentita, la più aderente al tema, la più maestosa partitura del Maestro Ennio Morricone, Mission si apprestava a vincere la statuetta portando finalmente al trionfo il compositore italiano. Tra la sorpresa generale e lo sgomento dei commentatori di casa nostra, fu invece premiato Herbie Hancock e le sue dozzinali rivisitazioni jazz di Round Midnight: fu davvero uno shock, per non usare altri termini sicuramente più offensivi nei confronti dell'Academy. Tuttora rimane uno degli Oscar più misteriosamente assegnati: non a caso, vent'anni dopo, per il suo genio ma anche (e forse soprattutto ) per tutti i torti subiti, al Maestro venne riconosciuto il premio alla carriera. Troppo tardi, il danno (per non usare il plurale) era già stato compiuto.

6) Jodie Foster - 1989. Inchiniamo il capo di fronte alla grandissima protagonista de Il silenzio degli innocenti (Oscar meritatissimo) e di Taxi Driver (nomination). In mezzo a questi due film, però, si piazza come una staffilata in pieno petto il docudrama sul tema dello stupro per cui la pur brava Jodie vinse la statuetta in quest'edizione. Sotto accusa è infatti un film retorico, moralista, piuttosto prevedibile nel suo evolversi e niente affatto appassionante, e in questo contesto la Foster si limitò a mostrare il suo viso tumefatto con espressioni ricolme di odio e disperazione oppure a simulare urla e strepiti: una recitazione totalmente sopra le righe e talmente studiata ad arte per piacere all'Academy che... ci riuscì. Glenn Close, monumentale ne Le relazioni pericolose, e Sigourney Weaver, strepitosa in Gorilla nella nebbia, restarono a mani vuote. Ancora una volta la settima arte più pura ed autentica era stata sconfitta dal sensazionalismo.

5) Cher - 1988. La seconda, gravissima ingiustizia (la prima in ordine cronologico) patita dalla splendida Glenn Close accadde esattamente un anno prima di quella appena descritta. Questa volta, però, chi perpetrò il danno non credo sia nemmeno paragonabile alla caratura recitativa della Foster: la mitica cantante Cher, botulimica ed eccentrica caratterista che le strappò la statuetta grazie a un filmaccio di terz'ordine (l'ultra-sopravvalutato Stregata dalla luna) e a non so quale altra buona stella. La Close, in Attrazione Fatale, era infatti talmente credibile e intensa che nessuno avrebbe mai potuto solo azzardare una sua eventuale sconfitta: eppure, successe. Sapete cosa mi ricordo di Cher nell'ambito di quel film? La finta ricrescita grigia dei suoi capelli e l'ancor più finto aspetto trasandato che la signora del bisturi avrebbe dovuto mostrare all'audience: tutto talmente fasullo che l'Academy decise di premiare questo ridicolo tentativo da parte della cantante di recitare la parte di una "normale" donna italo-americana. Complimenti, e avanti così...

4) Marisa Tomei - 1993. Nominata ai Razzie Award (il contro-Oscar) nel 1992 in qualità di peggior attrice non protagonista e neanche considerata ai Golden Globe l'anno seguente, il nome della sconosciuta Marisa Tomei, attriciattola di origine italiana, saltò fuori solo in occasione delle nomination al premio più importante, piuttosto a sorpresa. Le sue avversarie non ammettevano discussione alcuna e dovevano suscitarle mastodontici timori reverenziali: l'australiana Judy Davis in Mariti e mogli, e le inglesi Joan Plowright (Un incantevole aprile), Vanessa Redgrave (Casa Howard) e Miranda Richardson (Damage - Il danno). La freschezza della ruspante Marisa, interprete di una svalvolata ragazza in Mio cugino Vincenzo, però piacque a tal punto che l'Academy decise addirittura di eleggerla Miglior Attrice Non Protagonista dell'anno. Cosa??? Stiamo scherzando, vero??? Non può essere che un errore di stampa, giusto??? Eppure no. E' tutto vero. Uno degli Oscar più ridicoli della storia era appena stato assegnato: scioccante, incredibile, inaudito. Per carità, la Tomei era simpatica e strappava qualche risata nel suo ruolo, ma avete letto bene i nomi delle altre attrici e relativi film per cui erano candidate??? Non ci sono davvero altre parole o spiegazioni da addurre. Il fondo del barile, FINO A QUEL MOMENTO, era stato toccato...

3) Colonna sonora - 1994. Tra i cinque film candidati c'era l'indimenticabile Lezioni di piano. Magari qualcuno potrà non ricordare il nome dell'attrice protagonista, della regista o il luogo in cui era ambientato, ma TUTTI credo si ricordino lo struggente, magnifico, trascinantissimo tema musicale ad opera di Michael Nyman. Ebbene, che ci crediate o no, la colonna sonora della pellicola, una delle più belle partiture cinematografiche DI TUTTI I TEMPI, non solo non vinse l'Oscar, ma, udite udite, NON FU NEMMENO CANDIDATA. Francamente, stento a trovare le parole per definire un simile scempio, che a mio avviso rimane tuttora inspiegabile e inspiegato. Questi sono i casi in cui verrebbe veramente da pensare che c'è qualcosa di molto più grande dell'Academy che muove i fili: non è infatti ammissibile una "dimenticanza" del genere. Vergogna, vergogna, vergogna.

2) Helen Hunt - 1998. Quattro attrici inglesi che vado ad elencare: Helena Bonham Carter (nel non memorabile Le ali dell'amore), la brava Julie Christie nel discreto Afterglow, la strepitosa Kate Winslet nel film dei film Titanic e l'ULTRATERRENA Dame Judi Dench (che casualmente l'anno dopo vinse l'Oscar come non protagonista per Shakespeare in Love recitando la bellezza di otto minuti nel film... E poi non venitemi a dire che l'Oscar non utilizza in modo ignobile l'arma del risarcimento) nel magnifico La mia regina. Eppure, a vincere è stata l'UNICA attrice americana (toh, che strano) candidata per una delle più sopravvalutate dramedy degli ultimi vent'anni: Qualcosa è cambiato. Detto ciò, posso dire che la Hunt il suo ruolo lo interpretava con garbo e mestiere: peccato che il livello da lei raggiunto fosse quello che le altre quattro attrici candidate avevano a loro volta raggiunto attorno ai dodici anni nelle recite parrocchiali. Chi si ricorda il nome Helen Hunt? E chi si ricorda cosa ha fatto? Per chi fosse dubbioso, la signora Hunt è stata ed è un'attrice prevalentemente televisiva che quasi tutti ricordano nel film d'azione Twister: però nel 1998, e nessuno mi convincerà mai del contrario, fu insignita del premio Oscar SOLO ED ESCLUSIVAMENTE grazie alla cittadinanza scritta sul suo passaporto. L'Academy Award più scandaloso della (mia) storia a livello recitativo.

1) Crash - 2006. Alzi la mano chi si ricorda questo film diretto da Paul Haggis, ruffiana scopiazzatura di una qualsiasi pellicola corale diretta dal grandissimo Robert Altman. Eh già, quasi nessuno. Il motivo? Molto semplice: il vincitore DOVEVA essere Brokeback Mountain. Era tutto pronto per il primo coraggioso sdoganamento hollywoodiano verso una storia d'amore gay. Invece, dalla bocca di Jack Nicholson è uscito uno spiazzante "Crash", che ha colto l'audience totalmente di sorpresa. Io personalmente non credevo alle mie orecchie. Non credevo possibile che i membri dell'Academy potessero rivelarsi così repressi, bigotti, omofobici, moralisti e trascendere il valore stesso dell'arte a causa di uno "scomodo" rapporto omosessuale tra due cowboy. Invece così fu. Bravi. Agendo in tal modo, avete contribuito a creare il più incredibile danno mai perpetrato alla settima arte nell'ambito dei riconoscimenti cinematografici. Complimenti. E vergogna. Mentre tutti (o quasi) hanno immediatamente dimenticato tale Crash, nessuno dimenticherà mai, cari membri dell'Academy, quello che siete riusciti a fare voi. Ancora e sempre, vergogna.

14 marzo 2011

Scott Pilgrim vs. the World

Scott Pilgrim (Michael Cera) è un 23enne ancora preda di una forma di tardiva adolescenza sentimentale. Suona il basso in una band indie rock, come tutti quelli della sua generazione ha subito una severa formazione a base di videogiochi 8bit e cerca una storia d'amore "sicura" con una 17enne, esercitando nichilismo un tanto al chilo. Quando nella sua vita irrompe Ramona (Mary Elizabeth Winstead), newyorkese, bellissima, indie nell'animo e ribelle a modo proprio con capelli colorati, tutto passa in secondo piano, anche il piccolo particolare che, per poter davvero avere una relazione con lei, Scott dovrà combattere e soprattutto sconfiggere i suoi 7 ex, riuniti in una confraternita finalizzata ad indirizzare la vita futura della ragazza da loro (un tempo) amata (sinossi del film di Gabriele Niola dal sito MyMovies.it).
Tratto dalla graphic novel di Bryan Lee O'Malley, pressochè sconosciuta in Italia, Scott Pilgrim vs. the World è un film sicuramente godibile, non eccelso dal punto di vista intrinsecamente cinematografico, ma visivamente superbo e nel quale si notano davvero tutti i sessanta milioni spesi per la pellicola: peccato che in tutto il mondo questo prodotto non sia nemmeno arrivato a incassarne cinquanta, facendolo così entrare di diritto nei più grossi flop del 2010.
Insuccesso immeritato, quindi: scene di lotta (ben girate ma dozzinali) e fisiologico calo di ritmo a parte, il risultato è infatti a tratti esilarante, il cast si impegna a fondo e il regista utilizza in modo opportuno ed efficace la tecnica (non molto diffusa ai nostri giorni) degli stacchi in asse (quando il montaggio taglia da una scena ad un'altra completamente diversa, mantenendo invariata la composizione dell'inquadratura).
Comunque, un film sostanzialmente per appassionati videoludici o per una serata disimpegnata, stile pizza e birra.

11 marzo 2011

Il cigno nero...

Un piccolo omaggio alla pellicola che probabilmente più di ogni altra avrebbe meritato l'Oscar per il Miglior Film, Black Swan, e alla sua strabiliante interprete, Natalie Portman.