08 giugno 2011

Hereafter

Tre storie. Comune denominatore: il rapporto con la morte.
Una reporter francese che la sperimenta per alcuni istanti durante lo tsunami thailandese.
Un sensitivo americano che cerca di far capire che il suo dono è in realtà una condanna.
Un ragazzino inglese che perde il gemello in un incidente stradale e non si rassegna.
Tre storie. Comune denominatore: la mancanza d'amore.
Tre vite che inevitabilmente finiranno per incrociarsi.
L'incommensurabile Clint Eastwood, dopo una serie quasi imbarazzante di titoli che senza esagerazioni meriterebbero l'epiteto di "masterpiece", sente forse più vicina una certa figura munita di falce e martello e, piuttosto a sorpresa, decide di cimentarsi con il soprannaturale. Il risultato? Un film dichiaratamente sperimentale, onesto, commovente, intelligente, forse non troppo audace ma sicuramente interessante. Lontano dai fasti dei sopracitati capolavori, ma infinitamente meglio realizzato della stragrande maggioranza dei (presunti) film d'autore contemporanei.
Piuttosto scostante negli episodi (molto ben realizzato quello francese, struggente quello inglese, un po' noiosetto quello americano), Hereafter ha il suo punto di forza nella pastosa fotografia di Tom Stern e nel cast, davvero notevolissimo: Cécile de France, attrice belga, ha un'intensità fuori dell'ordinario; Matt Damon, imbolsito e compassato, risulta più che credibile nel ruolo del sensitivo; i gemelli George e Frankie McLaren, dal dolente sguardo che smuove anche i sassi, sono, senza mezzi termini, strepitosi.
Qualche parola sulla sceneggiatura dell'osannatissimo Peter Morgan? Una gran prima stesura, ma a dirla tutta il fatto che si sia realmente trattato di una prima scrittura si percepisce tutto...
Ultima nota di merito agli strepitosi effetti speciali dello tsunami, che nulla, ma proprio nulla, hanno da invidiare a quelli dei fantakolossal hollywoodiani che proprio su di essi basano le loro alterne fortune al botteghino.
Ultima nota di demerito ai critici statunitensi che hanno bocciato senza appello un film dal sapore sicuramente molto più europeo, ma che i suddetti esperti a stelle e strisce non hanno assolutamente mostrato di voler capire.
Clint è comunque sempre Clint: non dimentichiamocelo.

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