21 agosto 2008

La mia amica cuoca sopraffina

Se avete tanti (o pochi) ospiti a cena che volete sorprendere e davvero non ci pensate a mettervi a cucinare, se non vi sfiora neanche l'idea di prenotare un costoso o scomodo ristorante, se desiderate tornare alla genuinità dei cibi, ho un'amica che fa per voi: si chiama Chiara ed è la soluzione gastronomica ideale per tutte le esigenze e tutti i palati.
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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet St.

Dopo grossi pesci, una fabbrica di cioccolato e un cadavere col velo da sposa, Tim Burton lascia da parte l'ironia per dirigere, probabilmente, la sua fatica più cupa ed incatalogabile: la storia del barbiere assassino di Fleet Street, originariamente comparsa nel 1846 per (probabile) mano di James Malcolm Rymer e riadattata nel 1979 da Stephen Sondheim in forma di musical.
Il risultato è, utilizzando le stesse parole del regista, "un film muto con le musiche", uno scomodo racconto di spietata vendetta contro una supposta giustizia sommaria.
Lasciando da parte lo script, quasi interamente trasposto dall'opera teatrale, l'attenzione va rivolta alla resa dei personaggi da parte del cast e alla ricostruzione di Londra a metà ottocento.
Bravo Depp (anche se il suo personaggio ricalca un po' troppo alcuni precedenti eroi burtoniani), bravissima la Bonham Carter (inspiegabili le critiche a lei rivolte dagli esperti americani) e più che decoroso il resto del cast.
Per quanto riguarda art direction e scene, indubbio il talento di Dante Ferretti (nuovamente premiato con l'Oscar), anche se in altri film il Maestro scenografo aveva sicuramente impressionato di più; bella la pastosa fotografia ultra-dark di Dariusz Wolski e diligenti i costumi della decana Colleen Atwood.
La regia di Burton porta ad estreme conseguenze i temi cari all'eccentrico autore (il freak, la società corrotta, i figli, la morte, l'ossessione, la satira sociale) ma ha forse il difetto di commettere alcune ingenuità, peraltro mitigate, come già detto, dallo stato di grazia del cast.
Un prodotto indefinibile, fastidioso, per nulla ipocrita: un pugno nello stomaco che in ogni caso conquista e che vale sicuramente la visione.

20 agosto 2008

Le cronache di Narnia: il principe Caspian

Per la serie "come distruggere completamente una saga" ecco a voi il secondo capitolo dell'epopea di C.S. Lewis, Il principe Caspian. Dopo un primo episodio interessante e decisamente apprezzabile, il regista Andrew Adamson cade infatti nella trappola dell'eccesso ed esagera appunto sotto tutti i punti di vista: cast fuori parte (Castellitto, e dispiace dirlo, in testa), personaggi senza più la magia e lo spessore della prima trasposizione, inutile dispendio di altrettanto inutili effetti speciali, script noioso e che scade più volte nel ridicolo involontario e, dulcis in fundo, ultimi quaranta minuti ai limiti del plagio per come ricalcano pedissequamente la saga tolkieniana del Signore degli Anelli.
Null'altro o poco più da aggiungere: per gli adulti, da evitare tassativamente; per i più giovani, da recuperare al noleggio se proprio non si ha nulla di meglio da fare.

16 agosto 2008

Maddy: 50 volte auguri!

Oggi l'indiscussa regina del pop arriva alla fatidica soglia dei 50 anni: come festeggiare? Preparando un tour di tre mesi che inizierà il 23 agosto a Cardiff!
HAPPY 50TH BIRTHDAY MADGE!!!

06 agosto 2008

Ancora un primato per l'uomo-pipistrello

400 milioni di dollari al box office USA in soli 18 giorni: ecco il nuovo record stabilito da The Dark Knight nella giornata di lunedì 4 agosto.
Per capire le proporzioni di questo risultato, il precedente primato era detenuto da Shrek 2 che raggiunse la suddetta cifra in ben 43 giorni!!!
Ora tutti si chiedono se la pellicola riuscirà a superare la fatidica soglia dei 500 milioni di dollari (solo Titanic ci riuscì nel 1998): per quanto mi riguarda, potrebbe farcela...

05 agosto 2008

The Dark Knight

393 milioni di dollari in 17 giorni, record sbriciolati, 94% di critiche positive su Rotten Tomatoes, 9.3 (per quasi 200.000 votanti) sull'Internet Movie Database, voci di Oscar postumo a Heath Ledger: queste le premesse di The Dark Knight, secondo capitolo diretto da Christopher Nolan sull'uomo-pipistrello e le sue nemesi. Ovvio che una visione in tempi rapidi fosse obbligatoria. E così è stato (da parte mia, perlomeno).
Il film, in una parola, è poderoso. Due ore e mezza di tensione quasi insopportabile che ridisegnano le saghe dei superheroes facendoci riconsiderare il principio stesso di adattamento cinematografico dei comic-books.
Dal ghigno luciferino di Ledger alla cupa determinazione di Bruce Wayne, dalla genesi di Due Facce all'insostenibile tensione che pervade la pellicola dall'inizio alla fine; tutto è pressoché perfetto, forse con una pecca che non mi consente di annoverare il Cavaliere Oscuro tra i capolavori fantasy della nouvelle vague della settima arte: il finale troppo lungo, caratterizzato da un continuo (e di conseguenza intollerabile dai nostri nervi) susseguirsi di avvenimenti. Con una ventina di minuti in meno The Dark Knight si sarebbe probabilmente rivelato un autentico masterpiece.
Ma di questi tempi meglio non sottilizzare: Nolan è un vero Autore e lo dimostra dalla prima (splendida) scena agli sviluppi del suddetto finale che lasciano le porte apertissime per un nuovo (auspicato) capitolo.
Meglio non rivelare assolutamente nulla del plot, ma concentrarsi sull'elogio dei caratteristi. Heath Ledger, scomparso prematuramente sei mesi fa a soli 28 anni, trasforma il Joker in un satanico (e sadico) persecutore, reale incarnazione del Caos, figura che si muove slegata da qualsiasi contesto (pro o contro la legge che sia), riuscendo nell'impresa di spaventare soprattutto usando un'agghiacciante ironia; Christian Bale, senza strafare, continua a tratteggiare il suo Batman con durezza e perseveranza; Michael Caine e Morgan Freeman, comprimari di lusso, sono i soliti mostri di bravura; Aaron Eckhart, strepitoso, e Maggie Gyllenhaal, molto in parte, reggono decisamente bene il confronto con il resto del cast; Gary Oldman, sempre più imbruttito, dipinge il commissario Gordon con la solita maestria.
Volutamente complesso e articolato lo script del regista e del fratello Jonathan: riflessioni filosofiche sul Caos (come già detto) e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). Temi altissimi, un po' pretenziosi, ma affrontati con il giusto approccio.
Cast tecnico superlativo: la scena del volo sui grattacieli di Hong Kong vale da sola il prezzo del biglietto.
Assolutamente strepitose, poi, le musiche di James Newton Howard e Hans Zimmer, due autentiche icone, che compongono una partitura quasi ipnotica per cupezza e coinvolgimento.
In chiusura, cito il sintetico pensiero di Ty Burr del Boston Globe che racchiude in poche parole l'essenza stessa dello stato d'animo dello spettatore: "...you come away impressed, oppressed, provoked, and beaten down, holding on to Ledger's squirrelly incandescence as a beacon in the darkness."
Perentoriamente da non perdere.

04 agosto 2008

Rendition

Extraordinary rendition è la locuzione inglese con cui si designa un'azione (sostanzialmente illegale, o per lo meno "extralegale") di cattura / deportazione / detenzione, clandestinamente eseguita nei confronti di un "elemento ostile", sospettato di essere un terrorista (da Wikipedia).
La "rendition" del film è quella che vede coinvolto Anwar El-Ibrahimi (un intenso Omar Metwally), cittadino egiziano da anni residente in America e occupato nel settore dell'ingegneria chimica, precipitosamente arrestato dopo il ritorno da un viaggio di affari e trasferito in gran segreto in una località islamica per essere torturato e ridotto in condizioni disumane. Ad assistere al macabro spettacolo è chiamato Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), agente della CIA addetto al reperimento delle informazioni durante gli interrogatori. Capo d'accusa: relazioni con frange del fondamentalismo radicale.
Incipit a metà tra realtà e finzione per il regista dell'acclamato Tsotsi, e sviluppo decisamente classico e piuttosto coinvolgente, con coup-de-theatre incluso nel finale, decisamente ben congegnato ed orchestrato.
Regia solida, attori di prim'ordine, cast tecnico in confezione lusso: peccato che la sceneggiatura di Kelley Sane non voglia prendere alcuna posizione (politica o sociale) e approfondisca ben pochi personaggi.
Rimane comunque una pellicola da vedere, colpevolmente mal distribuita e passata in sordina sia sul mercato americano che oltreoceano.

02 agosto 2008

La ragazza del lago

Innanzitutto, una puntualizzazione che sa di confessione: ho deciso di vedere questa pellicola dopo averne ammirato l'inaspettato e sorprendente successo agli ultimi David di Donatello, dove il film di Andrea Molaioli aveva trionfato conquistando addirittura 10 statuette.
Non ne capivo il perchè, ma questo film mi suggeriva l'idea di un prodottino molto ben confezionato ma poco interessante: ebbene, la mia impressione non era affatto sbagliata.
Algido, monocorde, quasi asettico: nonostante il buon cast (sottosfruttati la Bonaiuto e Gifuni) e le particolarissime ambientazioni, questo thriller non riesce mai davvero ad interessare, e scivola verso una soluzione quasi per intuizione, slegata dai possibili indizi che lo spettatore credeva di aver colto.
Capitolo a parte, ma sempre sulla stessa falsariga, merita poi Toni Servillo: un po' nauseato, un po' supponente, un po' sofferente (o sofferto che dir si voglia), non emerge mai da quella insopportabile patina di perfezione con la quale disegna il personaggio principale, il commissario Sanzio.
Insomma, poca sostanza e parecchia (ottima) forma: al termine della visione, quel retrogusto di noia stenta davvero ad andarsene...

27 luglio 2008

Heath spinge Batman sempre più su!

In 10 giorni superati i 300 milioni di dollari al box office USA (ennesimo record): dove arriverà di questo passo The Dark Knight?
Possibile che l'improvviso decesso di Ledger abbia causato un simile hype?
E come si spiega l'incredibile voto di 9.4 (oltre 135mila votanti) e il primo posto nella classifica all-time di IMDb, il più importante sito cinematografico al mondo?
La risposta è semplice: corriamo a vederlo e cerchiamo di capire i tanti perchè.

26 luglio 2008

Wanted

Ideata nel 2003 da uno degli autori di fumetti contemporanei più controcorrente, lo scozzese Mark Millar, Wanted è prima di tutto una graphic novel. L'unione artistica tra l’autorialità del britannico e lo stile dell'eclettico regista kazako Timur Bekmambetov fanno di questo prodotto una pellicola interessante sotto più punti di vista e, al contempo (ed è ciò che più interessa lo spettatore pagante), godibile.
Rispetto alla graphic novel, gli sceneggiatori Michael Brandt e Derek Haas aggiungono uno dei concetti cardine della storia: i protagonisti sono dei veri e propri sicari che uccidono non per punire, ma per prevenire. E di suo Bekmambetov ci mette una continua ricerca di ritmo e adrenalina: ogni sua scena è un concentrato di espedienti e immagini prese da videoclip e altri recenti film d’azione.
Certo, dopo un paio d'ore non rimangono tracce indelebili nelle memorie degli spettatori, però il film è davvero divertente e i protagonisti sono fisicamente credibili, James McAvoy in testa.
Nulla di trascendentale, ma più che onesto. E di questi tempi è già parecchio.

Record su record per The Dark Knight

Continua l'inarrestabile (e sempre più incredibile) marcia del nuovo capitolo superdark della saga dell'uomo-pipistrello: in soli 5 giorni il film interpretato da Christian Bale e dal compianto Heath Ledger ha raggiunto quota 200 milioni di dollari al box office statunitense, stracciando il precedente traguardo di 8 giorni stabilito da ben tre pellicole negli ultimi anni.
Altro dato strabiliante: nella prima settimana (venerdì 18-giovedì 24) The Dark Knight ha raggiunto e superato quota 238 milioni di dollari; per meglio capire le proporzioni dello stratosferico successo della pellicola di Christopher Nolan, basti sapere che film come Jurassic Park 2 o X-Men 3 non hanno nemmeno raggiunto i 235 milioni!
Di questo passo, è molto probabile che la sesta fatica del regista inglese possa concretamente aspirare a raggiungere i fatidici 500 milioni, superati nella storia solamente da una pellicola. Quale? Titanic, ovviamente...

20 luglio 2008

The Dark Knight: è record!

Con 155 milioni di dollari in soli tre giorni di programmazione, The Dark Knight, sesto capitolo della saga di Batman (ma secondo del nuovo corso dell'uomo-pipistrello), diventa il film più visto nel fine settimana d'apertura in tutta la storia del box office statunitense.
Battuto quindi il precedente record (151 milioni di dollari) stabilito da Spider-Man 3 lo scorso anno, la pellicola, attesissima anche in Italia dove uscirà il prossimo weekend, si avvia forse a stabilire nuovi traguardi di velocità nel raggiungimento delle soglie dei 200 (Pirati dei Caraibi 2 in 8 giorni), 300 (sempre Pirati dei Caraibi 2 in 16 giorni) e 400 milioni di dollari (Shrek 2 in 43 giorni).
In chiusura, una facile provocazione: che l'improvvisa e prematura morte di Heath Ledger, interprete dell'anti-eroe Joker, abbia contribuito al successo del film?

Persepolis

Spaccato autobiografico sapientemente congegnato, Persepolis più che un film è un'esperienza: istruttiva, interessante, convincente, rivelatrice, ma, e dispiace dirlo, terribilmente monocorde, lenta e alla lunga stancante.
Fumetto "storico" che narra le vicende dell'autrice, l'iraniana Marjane Satrapi, la pellicola, sicuramente non adatta ai bambini (nonostante si tratti di un cartoon), delude non tanto nella trasposizione della vicenda, quanto nel ritmo, decisamente soporifero fin dalle battute iniziali. Inspiegabilmente ed innegabilmente, il film riesce però a commuovere (la figura della nonna è superlativa) ed è presentato in confezione impeccabile.
Peccato, perchè con un pizzico di alterazione in più, questo prodotto sarebbe sicuramente risultato più gradevole e avrebbe rappresentato una pietra miliare nell'animazione sociale "impegnata".
Merita comunque una visione, anche solo per capire qual è il segreto del profumo che la nonna della protagonista porta sempre con sè...

19 luglio 2008

Cover-boy: l'ultima rivoluzione

"Ma se arrestano Ceausescu potremo comprare una Mercedes?"
Così dice al padre il piccolo Ioan nel 1989, poco prima della caduta del dittatore rumeno, in quello che è l'incipit di uno struggente pamphlet sull'integrazione, non solo etnica, di due universi "così lontani, così vicini".
Mi preme però citare in prima battuta le difficoltà che questo prodotto ha dovuto affrontare per arrivare (seppur molto limitatamente) in sala; per farlo utilizzo il sapiente resoconto di Federico Raponi di Filmup.com: "bisogna passare al setaccio parecchie pellicole, ma ogni tanto le pepite si trovano. Anche se poi sono in pochi a goderne, e chi conta – dal Ministero ai distributori – neppure se ne accorge, cosicchè a ritrovarsi deprivati della ricchezza sono alla fine gli autori e il grande pubblico. E’ il caso di Cover-boy, itinerante in una quarantina di festival internazionali e pluripremiato. Laureato in lettere, il regista Carmine Amoroso ha scritto e diretto diverse inchieste giornalistiche, è autore di racconti, sceneggiatore ed aveva esordito alla regia cinematografica con Come mi vuoi, primo film italiano a tematica transgender, boicottato a partire dal Vaticano e mai pubblicato in home video. Amoroso ha vissuto in Romania per quasi due anni, e quell’esperienza è stata d’ispirazione per questo suo secondo lungometraggio di finzione. Dopo un anno e mezzo di stallo dovuto al blocco delle commissioni, il progetto si è visto decurtato il 75% dei finanziamenti accordati, e quindi si è reso necessario cambiare gran parte della sceneggiatura eliminando tutta la parte riguardante gli sconvolgimenti romeni dell’’89 e utilizzando set già esistenti e ambientazioni reali, con in più grandi sacrifici da parte del cast. Girato con due piccole videocamere in HDV riversato successivamente in 35mm, il risultato è cristallina Settima Arte con una funzione sociale memore di Pier Paolo Pasolini e Ken Loach."
Esagerato nominare due simili mostri sacri? Tutto sommato no, perchè questa pellicola, senza voler necessariamente stupire e/o lanciare nuove idee, riesce ad emozionare con un'intensità e una semplicità da togliere il fiato.
Il plot: Ioan, 23 anni, lascia la Romania per cercare fortuna in Italia in compagnia di un amico. Arriva però da solo a Roma e viene aiutato da Michele, addetto alle pulizie della stazione Termini. L'uomo lo ospita e tra i due nasce un'amicizia autentica e sincera. La loro vita però non è semplice: i lavori di Michele sono precari e Ioan è immigrato irregolarmente. Ma una donna (oltre alla frustrata padrona di casa interpretata con il solito piglio da Luciana Littizzetto) entra nella loro vita provocando un inatteso cambiamento.
Il cast: straordinario, per aderenza sociale e sessuale al personaggio, Luca Lionello; bravissimo anche l'esordiente rumeno Eduard Gabia, "faccia pulita" che con gli occhi comunica più di mille oratori. Giuste e misurate la Littizzetto (come già detto) e Chiara Caselli, candida ma senza scrupoli.
Un film assolutamente da non perdere e da apprezzare davvero fino all'ultimo fotogramma.

Cardiofitness

Simpatica commedia italiana con (vane) pretese di spaccato bi-generazionale, Cardiofitness è un piacevole prodotto senza particolari picchi ma, ed è questo il suo pregio, anche senza fastidiose o banali cadute di tono.
Tratto dal romanzo di Alessandra Montrucchio, Cardiofitness descrive la nascita di un'attrazione fra una donna di 27 anni (interpretata da Nicoletta Romanoff) ed un ragazzo di 15 anni. Come suggerisce il titolo questo incontro avviene in una palestra, descritto dall'autrice come unico non luogo rimasto in cui possono entrare in contatto, al di fuori di ogni regola, persone di diversa estrazione sociale, culturale ed anagrafica.
Ed è meglio non dire altro, lasciando a chi non l'avesse ancora visto il gusto di scoprire la freschezza un po' ingenua di questa godibile commedia rosa.

17 giugno 2008

Sex and the City

Dopo quattro anni e tre mesi, e cioè dal 22 febbraio 2004, data della messa in onda dell'ultimo episodio della sesta stagione, ha fatto il suo debutto sul grande schermo il serial più trendy e irriverente della televisione moderna, autentico cult al femminile (e non) di fine anni novanta.
E lo ha fatto in maniera prorompente, suscitando accorati consensi e clamorose bocciature: ma ancora una volta ha fatto parlare di sé, ottenendo un insperato successo al box office, decretato in gran parte dagli aficionados, ma anche e soprattutto da chi era stato solo sfiorato dalle spudorate (o quasi) performance di ogni genere di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda.
La mia opinione, contro ogni aspettativa, è assolutamente entustiastica: a mio avviso Sex and the City è un film spumeggiante, eccessivo, commovente, glamour, profondo e soprattutto divertente. E mai avrei creduto di esprimere un simile giudizio, pur essendo un semi-fan della serie.
Utilizzando uno stralcio della perfetta sintesi di Ilaria Ferri dal sito FilmUp.com, "i quattro personaggi femminili sono strepitosi, accattivanti all’inverosimile, curati alla perfezione, sia nella caratterizzazione che nei firmati ed elegantissimi costumi che indossano, al contrario dei loro rispettivi compagni, tra cui il sempre più misterioso ed enigmatico Mr. Big, lasciati volutamente in ombra." Ombra da cui non riescono ad uscire nemmeno nel bellissimo finale, che, speriamo, non dovrebbe dar adito a nuovi episodi cinematografici.
Bravissime le attrici (forse un po' sopra le righe Kristin Davis), decisamente a tono le compassate musiche di Aaron Zigman e splendido cast tecnico, su cui troneggia, come già sottolineato, il fantasmagorico guardaroba concepito da Patricia Field.
In sintesi, ancora citando la Ferri, "un’ottima conclusione della serie, che alterna momenti decisamente esilaranti ad altri più romantici, e che lascia pienamente soddisfatti gli amanti del telefilm, che, in un impeto di nostalgia, tornati a casa dal cinema, riguarderanno tutti gli episodi della serie, forti del fatto che, sebbene indomabili e incontentabili, le quattro ragazze di New York hanno trovato il loro posto, la loro felicità, sempre insieme."
Da non perdere, in quanto degna prosecuzione di un telefilm epocale che ha fatto la storia del piccolo schermo.

07 giugno 2008

In Memoriam: Dino Risi (1916-2008)

All'età di 91 anni è morto stamani a Roma Dino Risi, uno dei padri della commedia italiana. Il regista è mancato nel residence Aldrovandi, nel quartiere dei Parioli, in cui viveva da anni. Nato a Milano nel 1916, è stato regista e sceneggiatore e soprattutto uno dei maggiori interpreti della commedia all'italiana insieme a Mario Monicelli, Luigi Comencini, Nanni Loy ed Ettore Scola. Il suo primo film risale al 1948, e dietro alla macchina da presa ha lavorato fino all'ultimo: il suo ultimo capolavoro, «I miei mostri», risale ad appena tre anni fa. Il successo arrivò grazie a «Pane, amore e...» nel 1955, sequel dei fortunati «Pane, amore e fantasia» e «Pane, amore e gelosia», che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato da Vittorio De Sica). Giunse poi «Poveri ma belli» (1956). Lavorò con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman. Con Sordi diresse «Il vedovo» (1958), satira di costume, mentre lavorò con Gassman in un film che consacrò l'attore genovese, «Il mattatore» (1959). Furono gli anni 60 a consacrare il suo cinema. Arrivò infatti «Una vita difficile» (1961), a fianco di Lea Massari, e «Il sorpasso» (1962), ancora con Gassman, forse il suo film più famoso. Nel 2002 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera.

04 giugno 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Innanzitutto, il mio pensiero sintetizzato nelle parole di David Denby del New Yorker: "Crystal Skull isn’t bad -- there are a few dazzling sequences, and a couple of good performances -- but the unprecedented blend of comedy and action that made the movies so much more fun than any other adventure series is mostly gone."
Non era facile infatti tornare all'autentica magia con la quale l'archeologo dotato di fedora e frusta ha saputo conquistare il pianeta negli anni 80: The Director non è quindi riuscito a fare il miracolo (incassi a parte) di rendere godibile ed interessante il quarto capitolo della saga di Indy, nonostante un discreto cast (bravi Ford e LaBeouf, fuori parte la Blanchett, accessori gli altri) e qualche trovata divertente (ma mai eccezionale). Fuori contesto poi l'eccessivo finale.
Da vedere (al cinema, ovviamente) per una serie infinita di ragioni. Ma se cercate il Cinema, riguardatevi i primi tre episodi...

27 maggio 2008

In Memoriam: Sydney Pollack (1934-2008)

Il grandissimo regista Sydney Pollack è morto ieri all’età di 73 anni. Soffriva da tempo di cancro.
Tra i film di Pollack che hanno avuto maggior successo, il primo posto spetta a «La mia Africa» (Out of Africa), con Robert Redford e Meryl Streep, vincitore di due premi Oscar per la regia e come miglior film. Tra gli altri successi, la commedia «Tootsie» con Dustin Hoffman, e «Come eravamo» (The Way We Were), ancora con Redford e con Barbra Streisand.
Sydney Pollack era nato a Lafayette, Indiana il 1 luglio del 1934. Oltre ad essere stato regista, è stato anche attore e produttore cinematografico, appartenente alla schiera dei registi della New Hollywood, ma più conosciuto come solido autore commerciale e come regista di attori, capace di ottenere le migliori performance da molti divi. Fu attivo, da un lato, nella promozione di nuovi talenti cinematografici; dall'altro, nella preservazione dei capolavori del passato: è stato membro fondatore sia del Sundance Institute di Robert Redford, sia della Film Foundation di Martin Scorsese.
Non dimentichiamolo.

26 maggio 2008

La tela di Carlotta

A volte, per motivi che non sappiamo o possiamo prevedere, ci imbattiamo casualmente in pellicole che - erroneamente - avevamo continuamente snobbato e scopriamo che esistono ancora sensazioni autentiche, pure, non filtrate nei prodotti più semplici e, appunto, poco considerati.
Questo è il caso de La tela di Carlotta, onestissimo e gradevole film tratto dal noto racconto del 1952 di E.B. White.
Seppur con un po' troppa piattezza e qualche lungaggine nell'incedere, questa piccola grande fatica di Gary Winick, autore dell'arguto Tadpole, riesce a farsi apprezzare e, udite udite, persino a commuovere.
Grandissimo merito, sia nella versione originale che in quella italiana, va sicuramente attribuito ai celeberrimi doppiatori, che hanno saputo tener testa alle caratterizzazioni originali dei vari, simpatici personaggi. E un bravo anche a Dakota Fanning, misurata e finalmente poco invadente.
Splendidi gli effetti speciali (un po' debitori di Babe), soprattutto nella resa delle evoluzioni del ragno Carlotta, e azzeccata la colonna sonora di un Danny Elfman molto distante dalle partiture burtoniane.
Da vedere a cuor leggero, senza fretta.