Diretto dal regista ex punkettaro Gore Verbinski, famoso (tra il pubblico pagante) per la saga dei Pirati dei Caraibi e soprattutto (tra gli addetti ai lavori che puntano alla qualità) per il remake di The Ring, Rango è un cartoon con un dono che, di questi tempi, non è cosa da poco: la peculiarità. Tra rimandi a Sergio Leone, Clint Eastwood e Quentin Tarantino, questo prodotto ha infatti la caratteristica di presentare personaggi piuttosto distopici, fastidiosi o addirittura sgradevoli, in cui si fa oggettivamente fatica ad immedesimarsi; inoltre, tende a indugiare (e non poco) su particolari vagamente gore, arrivando a sciorinare la morte di uno dei personaggi più "innocui" più o meno a metà film. Tutto ciò, condito da citazioni cinefile dotte (e meno dotte) dovrebbe pertanto assurgere Rango a pellicola originale, divertente e totalmente a sè stante nel panorama attuale: ebbene, se come già detto l'ultimo aspetto viene assolutamente centrato, l'eccessiva ricercatezza da parte degli sceneggiatori finisce per privare la pellicola di ritmo, compiutezza e significato. Sia chiaro, visivamente il film è strepitoso (e ottimamente musicato dal grandissimo Hans Zimmer), ma già dopo una ventina di minuti si sente un forte sapore insipido, che permane purtroppo fino al banalotto finale. Poi, lasciatemelo dire, il camaleonte protagonista del film non riesce a risultare simpatico nemmeno in un singolo frame...
In definitiva, un cartoon incomprensibilmente favorito per l'Oscar al Miglior Film Animato (ma non ho visto nessuno degli altri candidati) che, pur con belle trovate, non sfonda mai. Peccato.
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