23 gennaio 2006

Brokeback Mountain

E' il più atteso film dell'anno. Il più discusso. Il più struggente. Il più coraggioso. E probabilmente il più bello.
Ieri, in una sala cinematografica milanese gremita di appassionati ansiosi di essere i "primi", ho finalmente potuto vedere la pellicola che fa un gran parlare di sè fin dai tempi dei primi ciak, girati nell'estate del 2004.
Ed è stata una visione folgorante.

Brokeback Mountain è un film di tale asciutta profondità emotiva da non lasciarti nemmeno le lacrime per commuoverti. E' così reale e realistico da indurti a pensare che gli attori non stessero recitando. E i personaggi sono delineati in maniera così accurata che non riesci a schierarti e a parteggiare per nessuno in particolare.
Insomma, dopo lunga ed attenta considerazione (notturna), credo proprio che questo film possa meritarsi l'appellativo di pellicola "definitiva". A cominciare dalla regia di Ang Lee, volta a conservare in ogni sequenza il ritmo del film (fedele all'omonimo racconto di Annie Proulx), passando per l'essenziale toccante musica di Gustavo Santaolalla, fino alla strepitosa interpretazione da parte di Heath Ledger (per lui auspico una sacrosanta nomination all'Oscar).

Ma qual è il messaggio del film?

Proviamo a comprendere il significato di questa pellicola citando un arguto pensiero di un utente di Film TV: "(Ang Lee) sfrutta il genere americano per eccellenza (il western, ndr) per dimostrare quanto, ai giorni nostri, la società americana sia ancora perbenista, ipocrita e fintamente progressista nei confronti degli omosessuali."
E, continuando su questa linea di pensiero, vediamo come continua il medesimo utente: "per certi aspetti, il fim di Ang Lee assomiglia molto al cronenberghiano "A History of Violence": anche qui ritroviamo la critica (velata, ma ugualmente feroce) verso una società gretta e puritana che nasconde, in modo subdolo, rigurgiti di intolleranza e razzismo dietro un perbenismo di facciata."
Eh sì, in questo film sono presenti molteplici stilettate rivolte alla società americana, bigotta e conservatrice (quella del Presidente Bush, per intenderci), e devo riconoscere che vanno praticamente tutte a segno. Ma non buttiamo la questione sulla politica.

Spostiamo il discorso su uno degli aspetti più controversi del film: le scene a sfondo sessuale, temute dai più e motivo di perplessità da parte di moltissima potenziale audience. Leggiamo cosa ci suggerisce Pierre Hombrebueno di FilmUP: "... In particolare quella scena intensissima del primo rapporto sessuale tra i due protagonisti (una delle scene di sesso migliori della storia del cinema), di una violenza carnale/mentale/spirituale che stordisce l'emotività degli spettatori. E' una sessualità così sofferta, con la macchina da presa che assume una fisicità animalesca, un erotismo quasi sadomasochistico mentre immortala due uomini all'iniziazione di una nuova vita."
E non avrei potuto trovare parole migliori per descrivere una scena così potente, scioccante e soprattutto vera.

In sostanza e in sintesi, citando Philip Wuntch del Dallas Morning News: "The film is so intelligently directed, acted and written that even the briefest characters linger in your consciousness. But all of Brokeback Mountain will stay with you."
Pertanto, non posso far altro che raccomandare a tutti la visione di questo film; se poi siete curiosi di sapere cosa ne pensano altri autorevoli critici americani, guardatevi la pagina di Rotten Tomatoes dedicata alle recensioni del film.
Buona visione.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottima recensione del film, concordo con te su tutti gli aspetti che hai descritto.Ho visto sabato sera il film sopratutto per curiosità:vincitore di innumerevoli premi, nuovo nel suo genere, drammatico nella trama ecc..Uscendo dal cinema ho riflettuto e sono arrivato alla conclusione che nella vita non dovremmo combattere la natura delle cose ma dovremmo accettarle, e questo vale in tutto!Forse tanti dei problemi che ci affliggono sono causati proprio da questo nostro voler andare contro il nostro destino, questo è il messaggio che questo spettacolare film mi ha lasciato dopo la visione. Concludo con una frase tratta proprio dal film... Love is a force of nature!

Anonimo ha detto...

Basandomi sull'autorevole recensione del maestro Stiguotto, non posso far altro che precipitarmi al cinema con Marilli e gustarmi questo splendido capolavoro. Con un esperto del genere, non potrei fare altrimenti! ;o)

La faccia sporca di farina di Tuareg

Il poeta per antonomasia (alias Petro)

Anonimo ha detto...

ma dove sono le riserve di ieri sera?

Anonimo ha detto...

Dopo una così straordinaria recensione non posso far altro che correre a vedere questo film.
Che sia il film dell'anno?!?!

Vittorio Guasti ha detto...

Ale carissimo, ci ho ripensato parecchio, ed avendo anche letto il racconto, mi sono reso conto che le presunte lungaggini nella parte centrale del film sono funzionali alla trama stessa, nel senso che lo spettatore, a mio avviso, dovrebbe calarsi nel senso di quotidianità e routine nei quali piombano i protagonisti dopo l'entusiasmo iniziale. Queste erano le mie riserve. Sciolte dopo un po' di analisi approfondita post-visione.