27 settembre 2008

In Memoriam: Paul Newman (1925-2008)


A D D I O

P A U L

Shrek Terzo

Immondo.
In una parola l'essenza di questo inconcludente ed irritante terzo capitolo di un'altrettanto deludente trilogia, riuscita (parzialmente) solo nel primo episodio.
Questo sequel sfiora addirittura il fastidio e la repulsione verso l'intera serie dell'orco verde, intriso com'è di soluzioni straviste e situazioni del tutto prive della benché minima ironia.
Velo davvero pietoso poi sui nuovi personaggi, di una banalità sconcertante.
Per quanto mi riguarda, se Shrek era già finito con la seconda puntata, ora è definitivamente sepolto nella memoria.
Da evitare con la massima cura.

Giù per il tubo (Flushed Away)

Gradevolissimo cartoon made in England, brioso e godibile, Flushed Away è un gioiellino che diverte, emoziona e stupisce per la fluidità dell'action plot e l'arguzia della sceneggiatura: il tutto concentrato in un'ora e venti minuti circa, a dimostrare che la prolissità cinematografica è ai nostri giorni un must inutile e controproducente.
Roderick St. James, un nobiltopo che abita in una lussuosa dimora londinese nei pressi di Kensington, finisce per caso in una maleodorante fogna della City: ce la farà a vincere la propria snobbery e a trovare il suo posto nel mondo?
Da MyMovies.it: "Vite parallele, ricchezza e povertà, vermi che cantano canzoni d'amore ma anche ranocchi "reali" con un passato di corte niente meno che al cospetto del Principe Carlo. Inseguimenti, vendette, indagini e ammiccamenti all'attualità - da una futuribile finale di Coppa del Mondo fra Inghilterra e Francia ai gioielli della famiglia reale – tutto concentrato in un'ora e venti di strabiliante comicità. L'odissea del topo borghese - ma senza amici - che vive un ordinata quotidianità e il mondo reale, popolato da varie specie animali e regolato dal caos, è non solo originale e ben riuscita, ma anche meravigliosamente vera come solo un cartoon sa esserlo. Schiere di Ranocchi intenti a sterminare tutto l'albero genealogico dei topi, scarafaggi immersi in letture kafkiane, atmosfere fumettistiche alla Alan Moore, rimandi all'action movie più spinto (le performance di uno 007 davvero speciale) e una dolcissima citazione disneyana, con il povero Nemo alla ricerca del padre."
Davvero da non perdere.

China Blue (Crimes of Passion)

Ancora attraverso Sky, questa volta sul nuovo canale MGM, ho recuperato questa pellicola del 1984 diretta dal più volte vituperato Ken Russell. Torbido, decadente, un po' ruffiano, è un film che alla fine comunque lascia il segno, grazie soprattutto alla grande prova di Kathleen Turner, algida e bellissima.
Il plot: Joanna Crane ha una doppia vita a schizofrenia libera: strapagata stilista di giorno, tutta casa e lavoro, al calar delle tenebre si traveste da prostituta e va a battere i marciapiedi dell'infima Los Angeles. Due uomini cambieranno il suo destino.
Nulla di nuovo sotto il sole; Russell è però in grado di rendere la vicenda piuttosto credibile e disturbante nonostante svariate ingenuità e l'insopportabile effetto flou che pervade tutto il film.
Per la par condicio cito comunque il pensiero del Corriere della Sera, marzo 1985: "China Blue non merita che ci si dilunghi su quel rapporto a tre, e sulle svolte d'un supposto dramma incentrato sul binomio passione-violenza. È un film sofistico, un nuovo pretesto offerto a Ken Russell per delirare sull'impasto fra sesso e religione che gli ha dato gran fama.di provocatore. “Prendo le vacche sacre e le distruggo”, ama dire il regista che fin dal tempo dei Diavoli si compiace di dare scandalo (e trova sempre chi lo prende tanto sul serio da denunciarlo per oscenità). Qui Ken Russell distrugge il buon gusto, nonostante tenti di nobilitare la materia con ampie citazioni dall'arte erotica orientale, da Beardsley e dai secessionisti. Sfiora la pornografia con modi spavaldi, accentua il vizio della decorazione, cade spesso nel verboso. Il suo talento visivo è innegabile, e anche la sua virtù di raggiungere momenti d'intima commozione (l'incontro fra China Blue e un vecchio malato è uno di quei momenti), ma lo sfarzo della confezione, diciamo pure la buona confezione del giocattolo, non ripaga il fastidio d'un grottesco quasi tutto declamato, che fa smarrire il senso ultimo del racconto consegnandolo al voyeurismo più infantile."
Non sono d'accordo, ma rispetto il giudizio.
Da recuperare, senza fretta.

08 settembre 2008

Una vacanza indimenticabile - Forever friends

Recuperato attraverso le opinabili prime visioni estive di Sky, Origin of the species (questo il titolo originale) poteva essere un film interessante, anche se il copione degli amici di college che si ritrovano annualmente per un weekend estivo sa di stravisto ed inflazionato.
Ebbene, già a partire dal titolo italiano, demenziale e fuorviante, questo film si rivela essere un autentico disastro.
Regia amatoriale, "attori" spaesati (l'unica che abbozza una recitazione ai limiti della decenza è Amanda Peet), ma soprattutto idee ridicole e ultra-riciclate ripetute in modo supponente fino al telefonatissimo finale.
Che dire? Nessuno lo conosceva e continuerà a conoscerlo, tranne il sottoscritto: meno male.

01 settembre 2008

The Dark Knight nell'Olimpo del box-office

Come da mia personalissima proiezione datata 6 agosto, il capitolo più dark dell'uomo-pipistrello ha sfondato ieri la barriera dei 500 milioni di dollari al box-office americano diventando la seconda pellicola nella storia a superare questa fatidica soglia, sopravanzata in passato esclusivamente dal leggendario Titanic (capace peraltro di raggiungere e superare i 600 milioni...).
Nessuna sorpresa, a questo punto.
Anzi, non resta altro da fare che attenderci per la terza trasposizione, sempre diretta da Nolan ed attesa per il 2010-11, il primo vero attacco all'indissolubile primato del transatlantico più famoso al mondo...

21 agosto 2008

La mia amica cuoca sopraffina

Se avete tanti (o pochi) ospiti a cena che volete sorprendere e davvero non ci pensate a mettervi a cucinare, se non vi sfiora neanche l'idea di prenotare un costoso o scomodo ristorante, se desiderate tornare alla genuinità dei cibi, ho un'amica che fa per voi: si chiama Chiara ed è la soluzione gastronomica ideale per tutte le esigenze e tutti i palati.
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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet St.

Dopo grossi pesci, una fabbrica di cioccolato e un cadavere col velo da sposa, Tim Burton lascia da parte l'ironia per dirigere, probabilmente, la sua fatica più cupa ed incatalogabile: la storia del barbiere assassino di Fleet Street, originariamente comparsa nel 1846 per (probabile) mano di James Malcolm Rymer e riadattata nel 1979 da Stephen Sondheim in forma di musical.
Il risultato è, utilizzando le stesse parole del regista, "un film muto con le musiche", uno scomodo racconto di spietata vendetta contro una supposta giustizia sommaria.
Lasciando da parte lo script, quasi interamente trasposto dall'opera teatrale, l'attenzione va rivolta alla resa dei personaggi da parte del cast e alla ricostruzione di Londra a metà ottocento.
Bravo Depp (anche se il suo personaggio ricalca un po' troppo alcuni precedenti eroi burtoniani), bravissima la Bonham Carter (inspiegabili le critiche a lei rivolte dagli esperti americani) e più che decoroso il resto del cast.
Per quanto riguarda art direction e scene, indubbio il talento di Dante Ferretti (nuovamente premiato con l'Oscar), anche se in altri film il Maestro scenografo aveva sicuramente impressionato di più; bella la pastosa fotografia ultra-dark di Dariusz Wolski e diligenti i costumi della decana Colleen Atwood.
La regia di Burton porta ad estreme conseguenze i temi cari all'eccentrico autore (il freak, la società corrotta, i figli, la morte, l'ossessione, la satira sociale) ma ha forse il difetto di commettere alcune ingenuità, peraltro mitigate, come già detto, dallo stato di grazia del cast.
Un prodotto indefinibile, fastidioso, per nulla ipocrita: un pugno nello stomaco che in ogni caso conquista e che vale sicuramente la visione.

20 agosto 2008

Le cronache di Narnia: il principe Caspian

Per la serie "come distruggere completamente una saga" ecco a voi il secondo capitolo dell'epopea di C.S. Lewis, Il principe Caspian. Dopo un primo episodio interessante e decisamente apprezzabile, il regista Andrew Adamson cade infatti nella trappola dell'eccesso ed esagera appunto sotto tutti i punti di vista: cast fuori parte (Castellitto, e dispiace dirlo, in testa), personaggi senza più la magia e lo spessore della prima trasposizione, inutile dispendio di altrettanto inutili effetti speciali, script noioso e che scade più volte nel ridicolo involontario e, dulcis in fundo, ultimi quaranta minuti ai limiti del plagio per come ricalcano pedissequamente la saga tolkieniana del Signore degli Anelli.
Null'altro o poco più da aggiungere: per gli adulti, da evitare tassativamente; per i più giovani, da recuperare al noleggio se proprio non si ha nulla di meglio da fare.

16 agosto 2008

Maddy: 50 volte auguri!

Oggi l'indiscussa regina del pop arriva alla fatidica soglia dei 50 anni: come festeggiare? Preparando un tour di tre mesi che inizierà il 23 agosto a Cardiff!
HAPPY 50TH BIRTHDAY MADGE!!!

06 agosto 2008

Ancora un primato per l'uomo-pipistrello

400 milioni di dollari al box office USA in soli 18 giorni: ecco il nuovo record stabilito da The Dark Knight nella giornata di lunedì 4 agosto.
Per capire le proporzioni di questo risultato, il precedente primato era detenuto da Shrek 2 che raggiunse la suddetta cifra in ben 43 giorni!!!
Ora tutti si chiedono se la pellicola riuscirà a superare la fatidica soglia dei 500 milioni di dollari (solo Titanic ci riuscì nel 1998): per quanto mi riguarda, potrebbe farcela...

05 agosto 2008

The Dark Knight

393 milioni di dollari in 17 giorni, record sbriciolati, 94% di critiche positive su Rotten Tomatoes, 9.3 (per quasi 200.000 votanti) sull'Internet Movie Database, voci di Oscar postumo a Heath Ledger: queste le premesse di The Dark Knight, secondo capitolo diretto da Christopher Nolan sull'uomo-pipistrello e le sue nemesi. Ovvio che una visione in tempi rapidi fosse obbligatoria. E così è stato (da parte mia, perlomeno).
Il film, in una parola, è poderoso. Due ore e mezza di tensione quasi insopportabile che ridisegnano le saghe dei superheroes facendoci riconsiderare il principio stesso di adattamento cinematografico dei comic-books.
Dal ghigno luciferino di Ledger alla cupa determinazione di Bruce Wayne, dalla genesi di Due Facce all'insostenibile tensione che pervade la pellicola dall'inizio alla fine; tutto è pressoché perfetto, forse con una pecca che non mi consente di annoverare il Cavaliere Oscuro tra i capolavori fantasy della nouvelle vague della settima arte: il finale troppo lungo, caratterizzato da un continuo (e di conseguenza intollerabile dai nostri nervi) susseguirsi di avvenimenti. Con una ventina di minuti in meno The Dark Knight si sarebbe probabilmente rivelato un autentico masterpiece.
Ma di questi tempi meglio non sottilizzare: Nolan è un vero Autore e lo dimostra dalla prima (splendida) scena agli sviluppi del suddetto finale che lasciano le porte apertissime per un nuovo (auspicato) capitolo.
Meglio non rivelare assolutamente nulla del plot, ma concentrarsi sull'elogio dei caratteristi. Heath Ledger, scomparso prematuramente sei mesi fa a soli 28 anni, trasforma il Joker in un satanico (e sadico) persecutore, reale incarnazione del Caos, figura che si muove slegata da qualsiasi contesto (pro o contro la legge che sia), riuscendo nell'impresa di spaventare soprattutto usando un'agghiacciante ironia; Christian Bale, senza strafare, continua a tratteggiare il suo Batman con durezza e perseveranza; Michael Caine e Morgan Freeman, comprimari di lusso, sono i soliti mostri di bravura; Aaron Eckhart, strepitoso, e Maggie Gyllenhaal, molto in parte, reggono decisamente bene il confronto con il resto del cast; Gary Oldman, sempre più imbruttito, dipinge il commissario Gordon con la solita maestria.
Volutamente complesso e articolato lo script del regista e del fratello Jonathan: riflessioni filosofiche sul Caos (come già detto) e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). Temi altissimi, un po' pretenziosi, ma affrontati con il giusto approccio.
Cast tecnico superlativo: la scena del volo sui grattacieli di Hong Kong vale da sola il prezzo del biglietto.
Assolutamente strepitose, poi, le musiche di James Newton Howard e Hans Zimmer, due autentiche icone, che compongono una partitura quasi ipnotica per cupezza e coinvolgimento.
In chiusura, cito il sintetico pensiero di Ty Burr del Boston Globe che racchiude in poche parole l'essenza stessa dello stato d'animo dello spettatore: "...you come away impressed, oppressed, provoked, and beaten down, holding on to Ledger's squirrelly incandescence as a beacon in the darkness."
Perentoriamente da non perdere.

04 agosto 2008

Rendition

Extraordinary rendition è la locuzione inglese con cui si designa un'azione (sostanzialmente illegale, o per lo meno "extralegale") di cattura / deportazione / detenzione, clandestinamente eseguita nei confronti di un "elemento ostile", sospettato di essere un terrorista (da Wikipedia).
La "rendition" del film è quella che vede coinvolto Anwar El-Ibrahimi (un intenso Omar Metwally), cittadino egiziano da anni residente in America e occupato nel settore dell'ingegneria chimica, precipitosamente arrestato dopo il ritorno da un viaggio di affari e trasferito in gran segreto in una località islamica per essere torturato e ridotto in condizioni disumane. Ad assistere al macabro spettacolo è chiamato Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), agente della CIA addetto al reperimento delle informazioni durante gli interrogatori. Capo d'accusa: relazioni con frange del fondamentalismo radicale.
Incipit a metà tra realtà e finzione per il regista dell'acclamato Tsotsi, e sviluppo decisamente classico e piuttosto coinvolgente, con coup-de-theatre incluso nel finale, decisamente ben congegnato ed orchestrato.
Regia solida, attori di prim'ordine, cast tecnico in confezione lusso: peccato che la sceneggiatura di Kelley Sane non voglia prendere alcuna posizione (politica o sociale) e approfondisca ben pochi personaggi.
Rimane comunque una pellicola da vedere, colpevolmente mal distribuita e passata in sordina sia sul mercato americano che oltreoceano.

02 agosto 2008

La ragazza del lago

Innanzitutto, una puntualizzazione che sa di confessione: ho deciso di vedere questa pellicola dopo averne ammirato l'inaspettato e sorprendente successo agli ultimi David di Donatello, dove il film di Andrea Molaioli aveva trionfato conquistando addirittura 10 statuette.
Non ne capivo il perchè, ma questo film mi suggeriva l'idea di un prodottino molto ben confezionato ma poco interessante: ebbene, la mia impressione non era affatto sbagliata.
Algido, monocorde, quasi asettico: nonostante il buon cast (sottosfruttati la Bonaiuto e Gifuni) e le particolarissime ambientazioni, questo thriller non riesce mai davvero ad interessare, e scivola verso una soluzione quasi per intuizione, slegata dai possibili indizi che lo spettatore credeva di aver colto.
Capitolo a parte, ma sempre sulla stessa falsariga, merita poi Toni Servillo: un po' nauseato, un po' supponente, un po' sofferente (o sofferto che dir si voglia), non emerge mai da quella insopportabile patina di perfezione con la quale disegna il personaggio principale, il commissario Sanzio.
Insomma, poca sostanza e parecchia (ottima) forma: al termine della visione, quel retrogusto di noia stenta davvero ad andarsene...

27 luglio 2008

Heath spinge Batman sempre più su!

In 10 giorni superati i 300 milioni di dollari al box office USA (ennesimo record): dove arriverà di questo passo The Dark Knight?
Possibile che l'improvviso decesso di Ledger abbia causato un simile hype?
E come si spiega l'incredibile voto di 9.4 (oltre 135mila votanti) e il primo posto nella classifica all-time di IMDb, il più importante sito cinematografico al mondo?
La risposta è semplice: corriamo a vederlo e cerchiamo di capire i tanti perchè.

26 luglio 2008

Wanted

Ideata nel 2003 da uno degli autori di fumetti contemporanei più controcorrente, lo scozzese Mark Millar, Wanted è prima di tutto una graphic novel. L'unione artistica tra l’autorialità del britannico e lo stile dell'eclettico regista kazako Timur Bekmambetov fanno di questo prodotto una pellicola interessante sotto più punti di vista e, al contempo (ed è ciò che più interessa lo spettatore pagante), godibile.
Rispetto alla graphic novel, gli sceneggiatori Michael Brandt e Derek Haas aggiungono uno dei concetti cardine della storia: i protagonisti sono dei veri e propri sicari che uccidono non per punire, ma per prevenire. E di suo Bekmambetov ci mette una continua ricerca di ritmo e adrenalina: ogni sua scena è un concentrato di espedienti e immagini prese da videoclip e altri recenti film d’azione.
Certo, dopo un paio d'ore non rimangono tracce indelebili nelle memorie degli spettatori, però il film è davvero divertente e i protagonisti sono fisicamente credibili, James McAvoy in testa.
Nulla di trascendentale, ma più che onesto. E di questi tempi è già parecchio.

Record su record per The Dark Knight

Continua l'inarrestabile (e sempre più incredibile) marcia del nuovo capitolo superdark della saga dell'uomo-pipistrello: in soli 5 giorni il film interpretato da Christian Bale e dal compianto Heath Ledger ha raggiunto quota 200 milioni di dollari al box office statunitense, stracciando il precedente traguardo di 8 giorni stabilito da ben tre pellicole negli ultimi anni.
Altro dato strabiliante: nella prima settimana (venerdì 18-giovedì 24) The Dark Knight ha raggiunto e superato quota 238 milioni di dollari; per meglio capire le proporzioni dello stratosferico successo della pellicola di Christopher Nolan, basti sapere che film come Jurassic Park 2 o X-Men 3 non hanno nemmeno raggiunto i 235 milioni!
Di questo passo, è molto probabile che la sesta fatica del regista inglese possa concretamente aspirare a raggiungere i fatidici 500 milioni, superati nella storia solamente da una pellicola. Quale? Titanic, ovviamente...

20 luglio 2008

The Dark Knight: è record!

Con 155 milioni di dollari in soli tre giorni di programmazione, The Dark Knight, sesto capitolo della saga di Batman (ma secondo del nuovo corso dell'uomo-pipistrello), diventa il film più visto nel fine settimana d'apertura in tutta la storia del box office statunitense.
Battuto quindi il precedente record (151 milioni di dollari) stabilito da Spider-Man 3 lo scorso anno, la pellicola, attesissima anche in Italia dove uscirà il prossimo weekend, si avvia forse a stabilire nuovi traguardi di velocità nel raggiungimento delle soglie dei 200 (Pirati dei Caraibi 2 in 8 giorni), 300 (sempre Pirati dei Caraibi 2 in 16 giorni) e 400 milioni di dollari (Shrek 2 in 43 giorni).
In chiusura, una facile provocazione: che l'improvvisa e prematura morte di Heath Ledger, interprete dell'anti-eroe Joker, abbia contribuito al successo del film?

Persepolis

Spaccato autobiografico sapientemente congegnato, Persepolis più che un film è un'esperienza: istruttiva, interessante, convincente, rivelatrice, ma, e dispiace dirlo, terribilmente monocorde, lenta e alla lunga stancante.
Fumetto "storico" che narra le vicende dell'autrice, l'iraniana Marjane Satrapi, la pellicola, sicuramente non adatta ai bambini (nonostante si tratti di un cartoon), delude non tanto nella trasposizione della vicenda, quanto nel ritmo, decisamente soporifero fin dalle battute iniziali. Inspiegabilmente ed innegabilmente, il film riesce però a commuovere (la figura della nonna è superlativa) ed è presentato in confezione impeccabile.
Peccato, perchè con un pizzico di alterazione in più, questo prodotto sarebbe sicuramente risultato più gradevole e avrebbe rappresentato una pietra miliare nell'animazione sociale "impegnata".
Merita comunque una visione, anche solo per capire qual è il segreto del profumo che la nonna della protagonista porta sempre con sè...

19 luglio 2008

Cover-boy: l'ultima rivoluzione

"Ma se arrestano Ceausescu potremo comprare una Mercedes?"
Così dice al padre il piccolo Ioan nel 1989, poco prima della caduta del dittatore rumeno, in quello che è l'incipit di uno struggente pamphlet sull'integrazione, non solo etnica, di due universi "così lontani, così vicini".
Mi preme però citare in prima battuta le difficoltà che questo prodotto ha dovuto affrontare per arrivare (seppur molto limitatamente) in sala; per farlo utilizzo il sapiente resoconto di Federico Raponi di Filmup.com: "bisogna passare al setaccio parecchie pellicole, ma ogni tanto le pepite si trovano. Anche se poi sono in pochi a goderne, e chi conta – dal Ministero ai distributori – neppure se ne accorge, cosicchè a ritrovarsi deprivati della ricchezza sono alla fine gli autori e il grande pubblico. E’ il caso di Cover-boy, itinerante in una quarantina di festival internazionali e pluripremiato. Laureato in lettere, il regista Carmine Amoroso ha scritto e diretto diverse inchieste giornalistiche, è autore di racconti, sceneggiatore ed aveva esordito alla regia cinematografica con Come mi vuoi, primo film italiano a tematica transgender, boicottato a partire dal Vaticano e mai pubblicato in home video. Amoroso ha vissuto in Romania per quasi due anni, e quell’esperienza è stata d’ispirazione per questo suo secondo lungometraggio di finzione. Dopo un anno e mezzo di stallo dovuto al blocco delle commissioni, il progetto si è visto decurtato il 75% dei finanziamenti accordati, e quindi si è reso necessario cambiare gran parte della sceneggiatura eliminando tutta la parte riguardante gli sconvolgimenti romeni dell’’89 e utilizzando set già esistenti e ambientazioni reali, con in più grandi sacrifici da parte del cast. Girato con due piccole videocamere in HDV riversato successivamente in 35mm, il risultato è cristallina Settima Arte con una funzione sociale memore di Pier Paolo Pasolini e Ken Loach."
Esagerato nominare due simili mostri sacri? Tutto sommato no, perchè questa pellicola, senza voler necessariamente stupire e/o lanciare nuove idee, riesce ad emozionare con un'intensità e una semplicità da togliere il fiato.
Il plot: Ioan, 23 anni, lascia la Romania per cercare fortuna in Italia in compagnia di un amico. Arriva però da solo a Roma e viene aiutato da Michele, addetto alle pulizie della stazione Termini. L'uomo lo ospita e tra i due nasce un'amicizia autentica e sincera. La loro vita però non è semplice: i lavori di Michele sono precari e Ioan è immigrato irregolarmente. Ma una donna (oltre alla frustrata padrona di casa interpretata con il solito piglio da Luciana Littizzetto) entra nella loro vita provocando un inatteso cambiamento.
Il cast: straordinario, per aderenza sociale e sessuale al personaggio, Luca Lionello; bravissimo anche l'esordiente rumeno Eduard Gabia, "faccia pulita" che con gli occhi comunica più di mille oratori. Giuste e misurate la Littizzetto (come già detto) e Chiara Caselli, candida ma senza scrupoli.
Un film assolutamente da non perdere e da apprezzare davvero fino all'ultimo fotogramma.