Dopo A History of Violence, "quasi" capolavoro realizzato due anni fa, l'eclettico e fortemente instabile Cronenberg conferma la vena intimista con questo prodotto cupo, sanguigno e profondamente interiore: quasi una prosecuzione in tono minore del nuovo trend del regista canadese.Trend che include una modalità registica dichiaratamente cruda ma elegante e finissima, un fortissimo accento sul concetto di famiglia, e un'esplicitazione al limite della sopportabilità della violenza in quanto tale. Non per tutti, pertanto, ma per questa ragione sicuramente più apprezzabile ed anacronistico.
L'incipit non è stravolgente in quanto ad originalità: Anna, un'ostetrica, riesce a far partorire una ragazza incinta, ma in fin di vita. Dopo la morte della giovane, per scoprire le origini del piccolo orfano e capire a chi darlo in affidamento, Anna comincia a fare delle indagini partendo da un diario segreto scritto in lingua russa. Scoprirà pericolosissimi legami con la mafia...
L'abilità di Cronenberg quindi non sta tanto nel descrivere l'aristocrazia criminale russa definita Vory v Zakone (letteralmente, ladri nella legge), ma nel dipingerne un burattino, l'autista-becchino Nikolaj (un trasfigurato e bravissimo Viggo Mortensen), che sembra nascondere più di un segreto, e il suo sospetto ma genuino rapporto con l'ostetrica (Naomi Watts).
In questo legame, ed in quello tra il padre e il figlio, entrambi boss dell'associazione a delinquere russa, sta l'essenza di questa geniale pellicola, sempre sull'orlo dell'esposione (o implosione) che però non arriva nemmeno nel bellissimo finale, speculare a quello -grandioso- di A History of Violence.
Da vedere per la superlativa prova d'attore e per apprezzare un genere diverso, controcorrente e soprattutto vero.
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