27 gennaio 2009

Milk

Basato sugli ultimi sei anni vita (dal 1972 al 78) di Harvey Milk, primo consigliere comunale apertamente gay eletto a San Francisco nel 1977, Milk non è un film né un documentario, bensì una trasposizione un po' troppo descrittiva e superficiale di un uomo intelligente e coraggioso che seppe trascinare prima una contea, poi uno stato ed un'intera nazione verso l'integrazione della comunità gay nella vita politica statunitense. Assassinato insieme all'allora sindaco della città californiana da un ex-consigliere comunale a cui era appena stato rifiutato il reintegro, divenne un eroe ed un martire del movimento di liberazione omossessuale, celeberrimo oltreoceano, ma un po' meno da noi.
Parlando espressamente dell'opera di Gus Van Sant, incentrata sull'ennesima trasfigurazione psicofisica di Sean Penn, straordinario, verrebbe immediatamente da dire che non è memorabile: interessante, intelligente, toccante, ma anche oleografica, approssimativa e poco approfondita.
Tutte le lodi, quindi, sono da rivolgersi a mio parere al cast (oltre a Penn, bravissimi Emile Hirsch e Josh Brolin), ai bellissimi costumi di Danny Glicker e alle musiche di Danny Elfman.
Pollice verso, al contrario, per la sceneggiatura di Dustin Lance Black, che ha voluto parlare con il cuore e con il trasporto emotivo, anzichè concentrarsi su chi era realmente Harvey Milk e come mai è riuscito ad avere una tale allure al punto d'essere eletto (dopo tre tentativi falliti) e quasi venerato dai suoi adepti.
In ogni caso, dovendo riassumere il giudizio, una pellicola che scorre (con qualche lieve intoppo) e che si lascia vedere, ma che non credo lascerà tracce indelebili nella nostra memoria.

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