08 dicembre 2005

A casa, con un velo di tristezza sugli occhi

Una settimana fa sono giunto a casa dal mio quarto viaggio negli Stati Uniti, e devo dire che mai come in questa circostanza il tempo mi è sembrato poco. Potrei aggrapparmi al fatto che a livello temporale è stata effettivamente la vacanza più breve, ma quello che voglio dire è che mai come durante questa visita a Massimo e alla sua famiglia mi sono sentito così parte integrante di un mondo che sento sempre più vicino...

Qualche nota "storica": ho conosciuto Massimo ai tempi dell'università (quindici anni fa) e fin dal primo istante in cui abbiamo avuto modo di conoscerci, abbiamo capito che insieme avremmo sempre trovato la maniera di divertirci, anche con un capello o un refolo d'aria. Eh sì, Massimo ed io riusciamo a trasformare l'ambiente che ci circonda e a trasfigurarci completamente quando ci vediamo, e devo dire che, se presi a dosi misurate, risultiamo incredibilmente divertenti...

Nel 1997, quando Massimo era ormai diventato un solido punto di riferimento nella mia vita, ha preso la decisione di trasferirsi negli Stati Uniti per amore: una scelta che non ho mai osteggiato e sempre appoggiato, anche se nel profondo soffrivo in maniera incommensurabile.

Ovviamente non ho perso tempo, e l'anno successivo sono andato a trovarlo per due settimane, scoprendo una terra che mi aveva sempre incuriosito ma soprattutto realizzando che il futuro di Massimo non sarebbe stato scritto in Italia, essendo sua ferma e convinta intenzione quella di fermarsi per sempre e in qualsiasi modo negli Stati Uniti, insieme a Raymond.
Quello che mi ha colpito in tutto ciò non è stata la sorpresa (sebbene non ci fosse alcuna certezza, era chiarissimo che Massimo non sarebbe tornato indietro), ma la sua risolutezza, senza la quale non credo che al momento si troverebbe ancora lì.

Nel 2000 e 2002 sono poi tornato per altre due visite, molto differenti tra loro: durante la prima Massimo e Raymond sono stati la mia salvezza (e non dirò altro), mentre per quanto riguarda la seconda, è stato in assoluto il periodo più lungo (e pianificato) che io abbia trascorso negli USA (e nel quale ho avuto l'opportunità di vedere Cape Cod, Washington, la Virginia, il Chesapeake Bay bridge, e altro ancora).

Ma mancava qualcosa. Forse cercavamo ancora la nostra dimensione, eravamo ancora un po' egoisti o semplicemente ci arroccavamo sulle nostre posizioni. Non lo so, fatto sta che la giornata che io ricordo di più del viaggio 2002 è stata l'ultima: quel fantastico, magico, speciale viaggio a Newport (vero, Massimo?). Ed è come se da quel giorno io avessi iniziato a trasformarmi, considerando realmente Massimo (e Raymond) come casa mia. Casa mia.

Pertanto è facile per me parlare di questo viaggio, dopo un simile preambolo.
Non c'è stato nulla che sia andato per il verso sbagliato. Sono stato così bene che non mi sembrava vero che i giorni trascorressero così serenamente, e quando, all'aeroporto di JFK, Massimo ed io siamo rimasti abbracciati per diversi lunghissimi minuti, ho pensato che non era possibile che fossi già in partenza.

Devo dire una cosa: temevo questa vacanza, perchè nel frattempo il ménage a due di Massimo e Raymond si era trasformato in una meravigliosa famiglia di quattro persone...
Nicole Maya e Daniel Bryan sono infatti i due splendidi bimbi che dal 14 settembre hanno ufficialmente assunto il cognome di Massimo dopo un anno e mezzo di affidamento congiunto.
Ebbene, come si legge spesso nei romanzi, era come se conoscessi quei due angioletti da sempre, e non c'è stato un solo singolo frangente in cui io non mi sia sentito il loro "zio" prediletto. Ed è a loro che dedico questa foto.


Vorrei aggiungere che questo ultimo viaggio ha inoltre rappresentato per me la definitiva consacrazione dell'amicizia, della stima e dell'affetto che provo per Raymond: amico, compagno e confidente ideale per ogni persona. I suoi occhi lucidi all'atto della mia partenza per l'aeroporto mi hanno fatto capire molte cose e mi hanno aperto il cuore. Ray, I love you so much.

Massimo, dedico a te questo pensiero conclusivo: "Non c'è deserto peggiore che una vita senza amici: l'amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali." (Baltasar Gracian)

Ti voglio tanto tanto bene, amico mio.

1 commento:

Massimo ha detto...

Caro Vitto, grazie del bellissimo post.

Sì, io e te siamo diventati amici istantaneamente, sin da quella primissima esplosione di risate a Palazzo Nuovo. Un'amicizia così unica e rara che solo un diamante potrebbe rappresentarla fisicamente.

Io e te potremmo trovare ironia e sarcasmo persino ad un funerale. Forse è per quello che chiunque ci sta intorno dopo un pò non ne può più. Ma la nostra amicizia è fatta così, e francamente non ne cambierei nessun aspetto.

Lasciare l'Italia è stato difficile soprattutto perché voleva dire separarmi da un amico speciale come te, che, molto probabilmente, non ha pari al mondo. L'incommensurabile amore che ho per Ray e la felicità che provo vivendo qui riescono solo parzialmente a riempire il vuoto. Come vorrei avere entrambi. Ma purtroppo non è così, e al cuore non si comanda. Ray è la mia vita, e non mi lamento. Vorrei solo poterti avere più vicino.

Sì, quel giorno a Newport è stato magico. Uno dei ricordi più belli che ho. Ogni tanto ci penso e mi prende la tristezza di non poterne avere di più di giorni come quelli. Ma mi devo accontentare. Perlomeno, We'll always have Newport...

E adesso il road-trip in Maine.

Eh sì, purtroppo il tempo è volato specialmente poi con i bambini, la cui presenza sembra forzare il tempo a correre più veloce che mai.

Anch'io temevo un po' l'incontro fra te e i bambini, in parte perché il loro arrivo ha profondamente e perennemente cambiato l'esistenza mia e di Ray, e quindi mi chiedevo come avrebbe cambiato il rapporto fra me e te.
Fortunatamente, tutto è andato per il meglio, e i bambini parlano ancora di te e invocano "Zio Vitto" quando vedono un maggiolone per la strada (gli ho detto che è la tua macchina.)

Adesso non mi resta che guardare con fiducia e speranza al futuro, un futuro che spero presto ci riporti vicini come un paio di settimane fa.

Abbi cura di te amico mio.

Ora e sempre, tuo, Massimo.