02 febbraio 2010

Up in the Air

Ryan Bingham (George Clooney) è un tagliatore di teste: lavora per un’agenzia specializzata nel comunicare ai dipendenti delle aziende il loro avvenuto licenziamento. Efficacissimo nel suo mestiere, Ryan vive una vita volutamente solitaria e “up in the air”: viaggia per oltre 300 giorni l’anno e la sua casa sono gli aeroplani e gli alberghi dove si ferma a dormire. Teorico di un’esistenza che debba rifuggire da ogni legame materiale e personale, vedrà la sua pratica perfetta venire incrinata dal quasi contemporaneo incontro con due donne...
Incipit strepitoso, incedere tentennante e finale devastante: ecco come Jason Reitman è riuscito a rovinare un prodotto che poteva essere realmente interessante, interpretato tra l'altro da un cast in stato di grazia.
Dall'autore di Juno francamente ci si aspettava ben di più, soprattutto dopo un inizio così promettente: la pellicola invece, man mano che il cinismo allenta il tiro, si incrina ed inizia pericolosamente a procedere spedita verso il binario del mellifluo, puntualmente raggiunto nel prefinale, per poi chiudersi con la soluzione più ovvia e prevedibile.
Senza svelare più di tanto, possiamo tranquillamente parlare di occasione mancata per Reitman, che ha comunque raccolto lo spropositato numero di sei candidature all'Oscar (fortunatamente, tre sono andate agli attori) e si presenterà con qualche velleità di successo alla cerimonia del 7 marzo.
Come dicevamo, però, grandi lodi a George Clooney (credibile e misurato) e alle due co-protagoniste, l'attraente Vera Farmiga e l'indefessa Anna Kendrick, che ci auguriamo di vedere più spesso sul grande schermo.
Da vedere e da dimenticare; ma non preoccupatevi, ci riuscirete senza grossi problemi...

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